Europa, Asia e Stati Uniti, ma questi ultimi con un’accurata selezione, sono i mercati azionari preferiti da J.P. Morgan AM per il 2026. “Grazie ad uno stimolo fiscale senza precedenti, una politica monetaria accomodante e un tasso di disoccupazione Usa al 4,4%, per il 2026 ci si aspetta un contesto economico positivo che virerà in senso espansivo. Come sempre sui mercati finanziari la regola è diversificare prestando attenzione ai singoli titoli” ha detto Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management, durante la presentazione a Milano dell’outlook per il 2026.
La selezione paga
“Consigliamo una diversificazione selettiva tra le aziende globali, che tenga conto delle possibili evoluzioni positive, attraverso la ricerca di valore e di opportunità che siano alternative alla tematica centrale dell’Intelligenza Artificiale”.
Come si nota dall’outlook, quest’anno la diversificazione è stata remunerativa e, secondo le previsioni per il 2026 di J.P. Morgan A.M., bisogna tralasciare le tematiche globali e ricercare invece i singoli titoli.
Alcuni dei settori d’interesse per una buona diversificazione possono essere il comparto bancario, il settore difesa, le Granolas ma anche e soprattutto la Cina “perché quando la politica cambia a Pechino, le implicazioni sono globali”, si legge nell’outlook “diversificazione in Europa, Asia ma anche Stati Uniti perché rimane il mercato più interessante”.
“Quando parliamo di diversificazione, parliamo anche di mercati privati che hanno visto una rapida crescita, soprattutto private equity e private credit” indica l’esperta. Non sono mercati banali e di facile accesso “Ma alla luce di quanto successo nel 2022 potrebbero essere delle soluzioni in aiuto a diversi rischi, come per esempio, la possibile ripresa dell’inflazione. Infrastrutture, trasporti, materie prime, legname e prestiti diretti sono tematiche che possono aggiungere tasselli ai portafogli rispetto alle strategie tradizionali.
Tech, bolla o non bolla? Non esistono rischi
Nel 2025 il comparto tech ha esercitato un forte dominio in termini di preferenza degli investimenti. Ma esiste davvero la possibilità di una bolla dell’ecosistema AI?
“Esistono certamente delle problematiche e delle situazioni da valutare di diversa natura ma, secondo noi, non esistono i rischi per un effettivo crollo come accadde nel 2000”, sostiene Toschi. Secondo J.P. Morgan AM, infatti, le valutazioni sul comparto tecnologico si, sono alte, ma non estreme e comunque inferiori al picco della bolla dotcom: a ciò si aggiunge un’attività IPO sempre più contenuta rispetto ai movimenti dell’anno 2000.
Gli operatori hanno dei modelli di business molto forti, continuano a produrre utili e dei livelli di debito contenuti “La crescita dei prezzi e delle valutazioni di questi titoli è stata accompagnata dalla crescita degli utili, di conseguenza la situazione è diversa”, continua Maria Paola Toschi. I rischi vanno cercati piuttosto nella novità dell’innovazione tecnologica, un settore ancora agli albori, in cui non si conoscono tutti gli elementi e tutti i tasselli che entreranno in gioco “altro elemento è l’incognita sugli effetti in termini di sovracapacità produttiva”. La domanda finale rimane la principale fonte di incertezza: come saranno i nuovi modelli di business? Per esempio, Nvidia continuerà a battere le attese?
Come proteggersi dai rischi di deragliamento
I due rischi principali per il 2026, secondo J.P. Morgan AM, sono l’inflazione, acuta o cronica, e la bolla degli asset. Quando c’è una situazione di inflazione acuta, il miglior modo per proteggersi sono gli attivi reali e gli indici azionari con forte esposizione alle materie prime; se si tratta di inflazione cronica non resta che tuffarsi sul Real Estate, bond inflation linked e oro.
Per quando riguarda una possibile bolla degli asset, un porto sicuro possono essere le obbligazioni di alta qualità e di lunga durata come i T-Bond Usa “se dovesse esserci una situazione di questo tipo, ci aspettiamo un taglio dei tassi violento da parte delle banche centrali e questo potrebbe essere un contesto favorevole per delle strategie di lungo termine”, conclude.