Burocrazia, debito e Bankitalia: gli italiani non possono cambiare lire in euro

12 Novembre 2015, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) –  Tanti sono gli italiani ancora in possesso delle vecchie banconote in lire e ancora non si sa come e dove cambiarle. Un problema nato quando una norma del decreto salva Italia dell’ex governo guidato da Mario Monti aveva anticipato al 6 dicembre 2011 il termine ultimo per poter convertire le vecchie lire in euro, nonostante la legge del 2002 sull’introduzione dell’euro avesse fissato la deadline al 28 febbraio 2012.

Ebbene, con una sentenza del 5 novembre scorso la Corte costituzionale ha bocciato la norma del governo Monti aprendo una finestra temporale di 3 mesi per permettere a chi ha ancora le banconote e monete in lire di poterne chiedere la conversione in euro agli sportelli della Banca d’Italia. Una decisione, quella contenuta nella manovra salva Italia che, secondo la sentenza della Consulta, viola i “principi di tutela dell’affidamento e di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost”.

“Il decreto del dicembre del 2011 ha disposto la prescrizione anticipata, con effetto immediato, delle lire ancora in circolazione, e ha stabilito, altresì, che il relativo controvalore fosse versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato (…) ma il fatto che al momento di entrata in vigore del decreto Salva Italia fossero già trascorsi 9 anni e 9 mesi dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio della posizione di coloro che, confidando nella pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione”.

La questione è stata ripresa da un articolo del Fatto Quotidiano che scrive come il controvalore dell’operazione, secondo le stime circolate all’indomani della pronuncia della Corte, oscilla tra 1,2 e 1,6 miliardi di euro. E che riporta il veto di Bankitalia che, in un comunicato ha negato la possibilità di convertire le lire in euro per 3 mesi, anche se non si sa con certezza quale sia il giorno da cui far partire il conto alla rovescia (Forse dal giorno in cui è stata pubblicata la sentenza, ossia il 5 novembre scorso?).

Sul piede di guerra le associazioni dei consumatori. Mentre Adusbef e Federconsumatori invitano i cittadini a recarsi presso uno sportello della Banca d’Italia e “pretendere il cambio in euro”, rincara la dose Adiconsum che, tramite Fabio Picciolini, responsabile dell’ufficio studi e progetti di Adiconsum,  addita la mancanza di una legge ad hoc, un decreto attuativo da parte del Ministero dell’economia che spieghi il da farsi.

Ma forse potrebbe addirittura servire una legge, proprio come avvenne nel 2012 quando si chiese a Bankitalia, che ha solo un ruolo esecutivo, di consegnare allo Stato il miliardo e trecento milioni. Quella legge è, infatti, ancora in vigore e non è stata toccata dalla sentenza della Consulta.

Insomma, alla fine, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale, non si sa ancora chi e in che modo sarà possibile convertire le vecchie lire.

Scrive Il Fatto: “La risposta si trova, quindi, in un mix di problematiche che vanno dalla solita lungaggine burocratica all’impatto sui conti pubblici con la mancanza di soldi cash per finanziare questa restituzione. Del resto che la coperta sia troppo corta è evidente facendo due conti: nel 2012 Bankitalia spiegava che tra le banconote non ancora restituite mancavano all’appello 196 milioni di pezzi da mille lire, 12 milioni da 100mila lire, 300mila da 500mila lire, 40,6 milioni da diecimila lire, 30,9 milioni da cinquemila e 21,6 milioni per il taglio da duemila. Un gruzzoletto che, euro in più euro in meno – calcolando anche l’enorme quantità di vecchie monete rovinate, perse o andate distrutte – secondo alcuni esperti ammonta a circa 2.500 miliardi di lire, pari a un miliardo e 300 milioni di euro, che ora lo Stato – con una semplice partita di giro – dovrebbe dare a Bankitalia per consentirgli di convertire le monete.