BULLISMO: COLPISCE ANCHE 50% DEI RAGAZZI

28 Agosto 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9colonne) – Firenze, 28 ago – “In specifici ambienti urbani il bullismo assume dimensioni rilevanti e coinvolge il 40-50% dei ragazzi in età scolare con la tendenza a devolvere, in ambienti comunitari quali quelli militari o carcerari, in gravi atti di violenza”: è l’allarme lanciato da Bennett L. Leventhal, docente di psichiatria all’Università dell’Illinois, al XIII Congresso dell’Escap, in corso di svolgimento a Firenze. “Con il termine di bullismo – ha spiegato Leventhal – dobbiamo intendere una pletora di manifestazioni diverse, dall’uso di appellativi svalutanti, a comportamenti di esclusione sociale, ad intimidazioni e vessazioni, fino a veri e propri soprusi fisici. Il fenomeno in certi contesti risulta ancora arginato e colpisce il 9-10% degli studenti. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, tuttavia, i dati riportano una dimensione del fenomeno pari al 25% della popolazione e spesso le vittime stesse assumono in un secondo momento un atteggiamento attivo e diventano a loro volta esecutori di atti di bullismo”. Secondo Leventhal il bullismo è più subdolo nelle ragazze che nei ragazzi ma è comunque diffuso in entrambi i sessi. “Prendere vittima ed esecutore e agire sulla loro relazione non serve – ha continuato – l’intervento deve essere allargato alla comunità per poter essere efficace. Attraverso un livello di allerta sulle modalità relazionali patologiche la comunità deve impegnarsi nel disincentivare gli atteggiamenti impropri, educare le figure educative come insegnanti o allenatori sportivi a porre un’attenzione speciale nei confronti di questi atteggiamenti. Anche la famiglia ha un ruolo in questo processo e deve, per esempio proporre la risoluzione dei problemi mediante l’impiego di modalità non conflittuali. E’ stato calcolato anche il costo di un intervento preventivo, sarebbero sufficienti investimenti di 5-7 dollari per individuo per arginare un problema dilagante in continua crescita”. Per funzionare – ha concluso il docente – l’atteggiamento politico nei confronti del fenomeno deve essere più specificatamente orientato verso la prevenzione e l’educazione: l’azione è efficace se si parte dalla base, non dall’apice della società”.