Buffett: “Chi punterà contro l’America pagherà”

29 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – L’oracolo di Omaha è tornato a fare sentire la sua voce. Così è chiamato Warren Buffett, l’85enne imprenditore americano soprannominato così per la sua città d’origine, Omaha nel Nebraska. Il Ceo di Berkshire Hathaway ogni anno pubblica un lettera ai suoi investitori – uno dei dispacci economici più letti e studiati al mondo in particolare per gli operatori di mercato – e anche quest’anno arriva puntuale mostrando una spiccata nota di ottimismo.

Una lettera che arriva proprio nell’anno in cui la Berkshire Hathaway ha raggiunto risultati ottimali con il 32% in più di profitti, passando da 19,9 miliardi di utili nel 2014 a 24,1 miliardi nel 2015 e conscio di questo anno d’oro, l’85enne miliardario sottolinea:

“I bambini che nascono oggi in Usa sono i più fortunati di sempre (…) Per 240 anni è stato commesso un terribile errore nello scommettere contro l’America ora è il momento di scommettere a favore. Commercio e innovazione porteranno l’America ad essere la gallina dalle uova d’oro”.

Una lettera improntata all’ottimismo quella di Warren Buffet, uno degli investitori di maggior successo nella storia che si rivolge ai candidati in lizza per la Casa Bianca.

“I candidati non possono smettere di parlare dei problemi del nostro paese ( che ovviamente devono risolvere)..i politici di oggi devono fare in modo che i bambini di domani non versano lacrime”.

Buffet sostiene pubblicamente Hillary Clinton per la residenza ma non punta il dito contro nessuno dei vari candidati, nè tra i repubblicani, nè tra i democratici mentre lamenta la tendenza di alcuni a parlare di un debole 2% di crescite del Pila stelle e strisce. Per Buffet infatti anche un Pil al 2% può produrre ottimi risultati.

“Il PIL americano pro capite ora è circa 56.000$. Come ho già detto l’anno scorso è una quantità sei volte più grande di quella del 1930, l’anno in cui è nato il PIL, un passo in avanti ben più di quello sognato dai miei genitori o dai loro contemporanei. I cittadini degli Stati Uniti non sono più intelligenti oggi, né lavorano di più di quanto facevano nel 1930. Oggi lavorano in maniera più efficiente e, quindi, producono molto di più. Questa tendenza certamente continuerà: la magia economica americana è viva e vegeta”.