Bufera hi-tech non ferma Spotify: oggi l’atteso debutto a Wall Street

3 Aprile 2018, di Mariangela Tessa

Tutto pronto a Wall Street per il debutto di Spotify. In piena tempesta hi-tech, con le società del settore tecnologico nel mirino delle vendite per via dello scandalo sui dati di Facebook, il leader dello streaming musicale sbarcherà oggi al Nyse con il simbolo ‘Spot’.

Quello del rivale di Apple music potrebbe essere il maggiore debutto tecnologico del 2018 e la capitalizzazione finale potrebbe arrivare fino a 23 miliardi di dollari. Tra il primo gennaio e il 22 febbraio le azioni sono state scambiate privatamente a un prezzo fino ai 132,50 dollari, ma secondo il Wall Street Journal la settimana scorsa tale prezzo è salito sino a 137,50 dollari.

La piattaforma fondato a Stoccolma dieci anni fa da Daniel Ek, e che oggi conta su 71 milioni di abbonati paganti, non si quoterà con la tradizionale Ipo, ma con la cosiddetta ‘quotazione diretta’. Dunque non sarà necessario emettere nuovi titoli, pagare commissioni alle banche per collocarli: i titoli verranno offerti direttamente in Borsa e il prezzo di esordio sarà fissato dal mercato in base alla domanda e all’offerta.

Qualche numero per inquadrare il gruppo. Secondo un documento  depositato alla Securities and exchange commission, la commissione di Borsa Usa, il 28 febbraio scorso, a fine 2017 Spotify contava 159 milioni di utenti attivi, 4,09 miliardi di euro di ricavi, in rialzo dai 2,952 miliardi del 2016 ma con una perdita di 1,24 miliardi di euro, piú ampia di quella da 539 milioni del 2016.

Inoltre, lo scorso anno gli utenti paganti sono saliti al 44% del totale contro il 31% del 2016. Il 26 marzo scorso la società ha diffuso le sue ‘guidance’ per l’anno fiscale in corso: prevede di raggiungere tra i 92 e i 96 milioni di abbonati e tra i 198 e i 208 milioni di utenti attivi, compresi quelli paganti, con aumenti rispettivamente del 26-32% e del 30-36%.

La piattaforma streaming stima entrate tra i 4,9 e i 5,3 miliardi di euro con una crescita del 20-30% su base annua, meno del 40% registrato nel 2017. Prevista anche una riduzione delle perdite: sono stimate tra i 230 e i 330 milioni di euro (nel 2017 erano 378 milioni).