Bruxelles, presentato il rapporto Unctad 2006

19 Ottobre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Nel 2005 il valore complessivo dei flussi di investimenti diretti esteri (Ide) in entrata è cresciuto del 29 per cento raggiungendo i 916 miliardi di dollari dopo essere già aumentato del 27 per cento nel 2004.
Gli incrementi hanno riguardato tutte le principali aree geografiche del mondo e in alcune regioni, come ad esempio in Africa, sono così consistenti da raggiungere livelli record.
E’ quanto rivela il Rapporto sugli Investimenti Esteri Mondiali 2006 (World Investment Report) dell’Unctad – Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo presentato a Roma presso la Sede dell’Ice, alla presenza del vice segretario Generale dell’Unctad Dirk Jan Bruinsma, dell’Amministratore Delegato di Sviluppo Italia Ferruccio Ferranti e del presidente dell’Ice Umberto Vattani.
In termini assoluti la crescita maggiore ha riguardato i Paesi industrializzati dove il flusso di Ide in entrata ha registrato una crescita del 3779 per cento.
In Italia nel 2005 sono aumentati del 18,7 per cento passando da 16,8 a 20 miliardi di dollari a fronte di un incremento del 100 per cento degli Ide in uscita, passati da 19,3 a 39,7 miliardi di dollari.
Il dato più significativo ha però riguardato la crescita (+22 per cento rispetto al 2004) dei flussi diretti verso i Paesi in via di Sviluppo perché, sebbene meno decisivo sul totale mondiale, comporta un record storico per intere aree geografiche: in Africa sono cresciuti del 78 per cento, in Asia Occidentale dell’85 per cento, nel Sud Est Asiatico del 2044 per cento, in America Latina del 3 per cento, mentre una sostanziale stabilità si è registrata nelle cosiddette economie in transizione.
I flussi di Ide continuano ad essere concentrati in pochi grandi Paesi sviluppati anche se prosegue il processo di redistribuzione mondiale che vede declinare il ruolo degli Stati Uniti come principale Paese di destinazione: nel 2005 gli Usa cedono il primato mondiale alla Gran Bretagna che ha visto triplicare il proprio flusso di investimenti in entrata grazie soprattutto alla fusione tra Shell e Royal Dutch Petroleum.
Al terzo posto tra i Paesi di destinazione si colloca la Cina, meta principale tra i Paesi emergenti.
Il ruolo di Paesi in via di Sviluppo e Paesi in transizione è in forte trasformazione anche come investitori attivi, sono infatti in aumento gli Ide delle società transnazionali con sede in questi Paesi.
Nel 2005 ad essi è attribuibile circa il 13 per cento dello stock mondiale di Ide in uscita, risultato un dato senza precedenti nella storia. L’analisi mette in luce che in gran parte la direzione di questi flussi è intra-regionale, prevalgono cioè quelli destinati a Paesi della stessa area geografica.
Dallo studio emerge che sono varie le determinanti di questi nuovi investimenti da parte delle multinazionali dei Paesi emergenti: dalla ricerca di nuovi mercati di sbocco, al tentativo di superare le barriere commerciali che ancora ostacolano le loro esportazioni, alla ricerca di fonti energetiche e materie prime necessarie allo sviluppo economico nazionale.