Brexit, Ue prende di mira City di Londra

4 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Crescono le tensioni tra le autorità europee e il Regno Unito in vista dell’avvio ufficiale dei negoziati sulla Brexit. Dopo aver fissato il conto per il divorzio dall’Unione Europea a 100 miliardi di euro circa, i funzionari europei hanno lanciato un’altra offensiva oggi, chiedendo di gestire il mercato dei derivati, strappandolo alla City londinese.

La sempre più accesa disputa tra Ue e governo di Theresa May minaccia lo status di capitale finanziaria europea di Londra e rischia di interessare attivi del valore di centinaia di migliaia di miliardi di dollari. L’intento di Bruxelles è mandare un messaggio chiaro ai suoi stati membri: lasciare l’UE ha un costo molto salato e non conviene.

Nell’ambito di una serie di proposte di modifiche tecniche allo status quo attuale dei mercati finanziari, la Commissione Europea ha detto di voler ottenere un ruolo centrale nella supervisione dei contratti finanziari complessi come gli strumenti derivati, se questi sono denominati in euro.

L’organo esecutivo del blocco a 28 ha anche accennato al fatto che potrebbe richiedere tra i requisiti nel mercato dei derivati, che gli intermediari finanziari siano situati nel territorio dell’Unione Europea. L’ultimo faccia a faccia tra Jean-Claude Juncker e la premier britannica Theresa May è andato male, con il presidente della Commissione che ha detto di essere “dieci volte più pessimista” dopo l’incontro sul buon esito dei colloqui sulla Brexit, che dovrebbero partire a giugno e durare 18 mesi.

Se entrassero in vigore, le nuove regole richieste dall’Ue potrebbero costringere le clearing houses del mercato dei derivati a passare sotto il controllo e la supervisione dalle autorità europee oppure a spostare una buona parte delle loro attività se non vogliono che i rivali soffino loro affari importanti dopo che il Regno Unito abbandonerà definitivamente l’Europa unita.