Brexit: “Per migliorare le cose prima devono peggiorare”

20 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

La questione Brexit continua a tenere banco e aumentano le prospettive per un no-deal. I timori che i negoziatori non riescano a raggiungere un accordo prima della scadenza legale sono in continuo crescendo.

Ma deve essere proprio la paura  a muovere i negoziatori. A dirlo parlando alla Cnbc , Giles Keating, amministratore delegato del Werthtein Institute, che ha suggerito come sia il Regno Unito che l’Unione europea devono essere più “spaventati” per la possibilità di una rottura improvvisa.

“Penso che l’unico modo per ottenere un accordo per Brexit è che entrambe le parti abbiano davvero paura di non raggiungere un accordo. E questo significa che dobbiamo spaventarci sempre di più (…) Le cose devono peggiorare prima di migliorare”.

Il rischio di un Brexit no-deal è aumentato. Anche il primo ministro britannico Theresa May ha detto ai parlamentari la scorsa settimana che il suo governo avrebbe aumentato i suoi sforzi per avere un piano B nel caso in cui non si raggiunga un accordo sulla Brexit quando il Regno Unito lascerà il mercato unico il prossimo marzo. Dominic Raab, il nuovo negoziatore capo Brexit del Regno Unito, che ha sostituito David Davis, che si è dimesso all’inizio di questo mese per le divergenze con la premier Theresa May su come procedere, ieri ha avuto il suo primo incontro a Bruxelles.

Secondo quanto riportato dai media questa settimana, Raab avrebbe intrapreso una missione per spiegare alle imprese e alle famiglie britanniche cosa significherebbe per loro lasciare l’Unione europea senza un accordo. Anche i funzionari europei hanno intensificato i preparativi per uno scenario “no-deal”. In una comunicazione recente la Commissione Ue scrive che “l’Europa lavora duramente ad un accordo, ma non c’è certezza che sarà raggiunto. “E anche se lo fosse – continua la Commissione – il Regno Unito non sarà più uno Stato membro, e quindi ci si prepara a tutte le evenienze per assicurare che le istituzioni dell’Ue, gli Stati membri e i privati siano comunque pronti.

Infine il Fondo monetario internazionale (FMI) ha dichiarato che l’UE potrebbe perdere fino all’1,5% della sua crescita annuale in caso di mancato raggiungimento di un accordo.