Brexit: Parlamento rigetta tutti i piani B. May: dimissioni in cambio di accordo

28 Marzo 2019, di Mariangela Tessa

La premier britannica Theresa May gioca l’ultima carta sulla Brexit: assicura le sue dimissioni in cambio dell’approvazione del suo piano per il divorzio raggiunto a novembre e bocciato due volte a valanga a Westminster. Ma nemmeno questo per ora sembra aver sbloccato l’impasse e la sterlina scesa ai minimi di quattro settimane.

La svolta, largamente preannunciata, arriva dopo l’ennesima sconfitta per il paese. Dopo aver strappato il potere decisionale sulla Brexit al governo, ieri la Camera dei Comuni non ne ha approfittato. Westminster ha bocciato tutte e otto gli emendamenti parlamentari di piano B sulla Brexit. Si trattava di opzioni alternative all’accordo di divorzio raggiunto dalla premier Theresa May con l’Ue, poi non ratificato Westminster in due successive occasioni.

Ogni singola soluzione ha ottenuto più no che sì, anche se due emendamenti non sono passati per poco. Le due più votate sono state quella a favore di un referendum bis, con 268 sì, ma 295 no. E quella del conservatore moderato Kenneth Clarke favorevole all’unione doganale, con 264 sì e 272 no. È quella che è andata più vicina a ottenere la maggioranza.

Impasse Brexit, sterlina ai minimi di 4 settimane

Ora il prossimo appuntamento chiave a Westminster è fissato per venerdì 29 marzo, quando la Camera dei Comuni sarà chiamata a votare per la terza volta il withdrawal agreement di May.  Dichiarandosi pronta a immolarsi, se non subito entro un paio di mesi, May alla riunione con i deputati del gruppo dei Tory radunati nel Comitato 1922, ha detto:

“Sono pronta a lasciare l’incarico in anticipo pur di assicurare una Brexit ordinata”, ha tagliato la testa al toro la premier dopo mesi di resistenza. La decisione difficile della leader dei Tories ha lasciato soddisfatti alcuni, come l’ex Segretario degli Esteri Boris Johnson, ma non ha convinto un numero abbastanza alto da assicurare che il terzo meaningful vote abbia successo.

Sul versante europeo il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha affermato che il vertice della scorsa settimana a Bruxelles “non è stato l’ultimo prima delle elezioni europee” ed “è molto probabile” che “ci incontreremo ad aprile per discutere di Brexit” e “sicuramente a Sibiu” in Romania “il 9 maggio per discutere la nostra strategia a lungo termine dell’Ue”.

Il governo britannico ha intanto formalmente rigettato la petizione in favore della revoca dell’articolo 50, e quindi della Brexit, che ha si è chiusa con il sostegno record di 5,8 milioni di firme e che sarà discussa (senza voto) lunedì in Parlamento.

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