Brexit: mentre la crisi colpisce duro, i britannici sognano di tornare nell’UE

5 Gennaio 2023, di Mariangela Tessa

La crisi economica –  non solo britannica e dovuta a fattori globali, ma aggravata nel Regno Unito dagli effetti del dopo Brexit – alimenta fra i sudditi di Sua Maestà segnali di ripensamento sul divorzio dall’Ue. È quanto è emerso da un sondaggio commissionato dal quotidiano The Indipendent, da sempre su posizione contrarie all’uscita del Regno Unito dall’Ue, stando al quale torna in particolare a farsi largo l’idea di un possibile referendum bis dopo quello vinto dai pro Leave nel 2016.

In base alla rilevazione, a sostenere l’ipotesi di una ripetizione del voto è ora il 65% degli intervistati, contro il 55% registrato lo scorso anno. I punti di vista differiscono sulle scadenze, perché sono ancora vive le ferite di anni di divisioni e polemiche intorno alla questione, ma il 22% “vorrebbe votare ora”, il 24% “vorrebbe rifarlo nei prossimi cinque anni”, 24%, “tra 10” mentre solo il 4% pensa che si debba tenere nei prossimi vent’anni. Chi invece non vuole sentir affatto parlare di nuovo referendum è il 24% degli interpellati, uno su quattro.

La tendenza a forme quanto meno parziali di “pentimento” (in inglese regret) rispetto all’esito del referendum di 6 anni fa e’ indicata da alcuni analisti britannici con un neologismo ad hoc, ‘Bregret’.

Tutto questo mentre l’anno appena iniziato si pronuncia nero sul fronte della crescita. Secondo le stime di Goldman Sachs, nel 2023 il Pil UK segnerà una contrazione dell’1,2% (dopo +0,4% del 2022), ben al di sotto della media dei paesi aderenti al G10. Una contrazione dello stesso tenore della Russia, Paese in cui la flessone del Pil, secondo la banca Usa, sarà dell’1,3%.

Ritorno nell’UE? Ipotesi esclusa dai partiti

Al momento comunque la prospettiva di un ritorno a Bruxelles sembra piuttosto irrealistica essendo esclusa apertamente non soltanto dal Partito conservatore al governo, ma anche dall’opposizione Labour di Keir Starmer.

In un’intervista alla BBC dello scorso dicembre, Starmer aveva definito la questione chiusa:

“Non ci sono più argomenti per tornare nell’Ue o al mercato interno. Ma credo che ci siano argomenti per attuare una Brexit migliore, per farla finalmente funzionare. Possiamo raggiungere un accordo migliore con l’Ue, perché quello attuale non funziona”.

Comunque sia, e sebbene sia piuttosto difficile determinare l’effetto della Brexit sull’attuale spirale inflattiva subita dal Regno Unito e sulla crisi del costo della vita, la London School of Economics ha calcolato che il costo del paniere della spesa sia di almeno 240 euro in più per ogni famiglia media britannica”, per i due anni in cui il Regno Unito è rimasato fuori dal club della comunità.