Brexit: May vede Juncker, Londra intrappolata nel backstop

7 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Più che basse rasentano lo zero le aspettative  che dall’incontro di oggi tra il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker e la premier inglese Theresa May esca qualcosa di nuovo rispetto a quanto già concordato per la Brexit.

La premier inglese insisterà sul fatto che il Regno Unito non sarà “intrappolato” nel backstop e insisterà che l’accordo deve cambiare per ottenere il sostegno dei parlamentari che l’hanno spinta a cercare “accordi alternativi”. Dal canto suo l’UE ha ripetutamente escluso la modifica dell’accordo di ritiro e che non ci saranno ulteriori concessioni. ei scorsi giorni, il capo-negoziatore Ue, Michel Barnier, e lo stesso Juncker hanno escluso l’ipotesi di rinegoziare l’accordo di ritiro. “La nostra posizione è stata e resta chiara. L’abbiamo espressa diverse volte e pubblicamente”, ma “aspettiamo delle novità e di vedere ciò che il primo ministro ha da dirci”, ha detto il portavoce.

Tutto ciò finisce per creare ulteriore incertezza che si riflette anche sulla sterlina. La valuta inglese  in vista della riunione della Banca d’Inghilterra ha toccato un minimo di due settimane questa mattina, cedendo di 0.3 centesimi contro il dollaro USA a 1.29 dollari, toccando il suo punto più basso dal 22 gennaio. Secondo Neil Wilson analista di Markets.com, ad innervosire i trader le parole di ieri del presidente del Consiglio ue Donald Tusk secondo cui i promotori della Brexit si meritano un posto all’inferno. Intanto il leader dei laburisti britannici, Jeremy Corbyn tende la mano alla premier britannica Theresa May sostendo che avrà il suo appoggio ma a determinate condizioni, come spiega lo stesso leader dell’opposizione in una lettera a May di cui riferisce il Guardian. Nella lettera, Corbyn chiede alla May di scrivere nero su bianco in un documento la posizione britannica nelle relazioni future con Ue. Cinque le condizioni da rispettare: unione doganale “permanente e complessiva” con la Ue, che abbia effetti concreti sui futuri accordi commerciali; equilibro nei regolamenti del mercato interno, sostenuti anche da “istituzioni condivise”; adeguamento “dinamico” per quanto riguarda i diritti e le misure di salvaguardia; un chiaro sostegno riguardo alla futura partecipazione della Gran Bretagna alle agenzie comunitarie e ai programmi di finanziamento, accordi precisi sulle future misure di sicurezza, per esempio per quello che concerne le modalità del mandato d’arresto europeo.