Brexit: Londra e Ue lavorano ad un documento congiunto, scoglio resta la pesca

29 Ottobre 2020, di Mariangela Tessa

Mentre i fari del mercato sono puntati sulla seconda ondata di contagi da COVID, dietro le quinte si continua a giocare la partita tra Londra e Bruxelles per la definizione di un accordo post-Brexit.

Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, che cita fonti vicini alle trattative, dopo sette mesi di negoziati, l’Unione Europea e del Regno Unito hanno compiuto progressi questa settimana verso la risoluzione di alcune delle questioni che hanno a lungo tormentato i colloqui sulla Brexit, facendo sperare che un accordo possa essere raggiunto all’inizio di novembre

Negoziati a oltranza fino al 3 novembre

Intanto negoziati continuano a oltranza. Dopo che nei giorni scorsi, il capo della delegazione europea, Michel Barnier, si è recato a Londra per capire quali spiragli ancora esistono per evitare lo scenario di un no deal, da oggi le discussioni si spostano a Bruxelles. L’obiettivo a cui si sta lavorando è ridurre quanto più possibile i motivi di attrito rimanenti entro il 3 novembre.

Solo dopo, la palla passerà al primo ministro britannico Boris Johnson e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per mediare un compromesso finale.

Verso documento congiunto

Ad oggi, da quanto si apprende, le due parti avrebbero iniziato a lavorare su un documento congiunto, sebbene ci siano ancora differenze sostanziali su alcuni temi, quello della pesca prima di tutto.

La possibilità per i pescatori europei di accedere a quell’area di mare fino ad oggi utilizzata per le attività ittiche è messa in discussione dalla ferma posizione di Londra, che dichiara inammissibile un accordo su quel fronte.

Anche Bruxelles ritiene la questione imprescindibile per un rapporto futuro con il Regno Unito: senza l’ok all’accesso in quelle acque per i pescatori europei sarà difficile trovare una soluzione.

In questo stallo, è l’intero comparto ittico a rimetterci: più dei tre quarti del pescato britannico transita per il Canale della Manica, che in assenza di un accodo tra sarà fermato. Di conseguenza, i pescatori europei — sopattutto quelli francesi — si troveranno impossibilitati a pescare in quelle acque.