Brexit, Londra bocciata: “brutte sorprese sul fronte fiscale”

13 Luglio 2017, di Alberto Battaglia

Il Regno Unito sarebbe duramente colpito in caso di recessione, visto che le condizioni finanziarie del Paese non si trovano in ottime acque e aleggia lo spettro di una Brexit più dura del previsto: lo ha sottolineato un report dell’Office of Budget Responsibility (Obr), l’ufficio che sorveglia sui conti pubblici britannici.

 

Lo studio ha simulato gli effetti di una profonda recessione, nella quale convivono il crollo del mercato azionario e un forte deprezzamento della sterlina. In tale scenario, stima l’Obr, il deficit si allargherebbe all’8,1% del Pil entro il 2021-22, con una componente strutturale pari al 7,4%; in più, il debito pubblico passerebbe dall’85% attuale al 114%. Il suggerimento dell’Ufficio è pertanto quello di “aspettarsi brutte sorprese fiscali” e “pianificare di conseguenza”. Ovviamente l’invito alla prudenza nella gestione della spesa pubblica vale “per ogni governo, ma”, quello britannico, “ha da gestire le incertezze poste dalla Brexit, che possono influenzare la probabilità o l’impatto degli altri rischi”.

 

L’Obr ha segnalato, inoltre, che il caso del Brexit bill, ovvero il conto d’uscita che vede in corso un tenace braccio di ferro fra Ue e Regno Unito, sarebbe di poca rilevanza sulle finanze pubbliche (nonostante si parli di 60 o più miliardi di euro): molto più rilevanti sono le dinamiche della crescita economica laddove anche una piccola caduta accrescerebbe di molto il debito pubblico.
“Se il Pil crescesse di 0,1 punti percentuali in meno rispetto a quanto previsto nei prossimi 50 anni, a parità di spesa, il rapporto debito Pil finirebbe con l’aumentare di 50 punti”, ha calcolato l’Obr. Se il governo dovesse raccogliere questi suggerimenti, la Brexit sarebbe stata responsabile, fra le altre cose, anche di un’austerity extra. .