Brexit in forse, perché i mercati si sbagliano ancora

4 Novembre 2016, di Daniele Chicca

La Sterlina si è rafforzata progressivamente da ieri, quando l’Alta Corte ha deciso che il Parlamento britannico non può essere bypassato dal governo sulla Brexit e che la premier Theresa May dovrà convincere i rappresentanti della Camera dei Lord e dei Comuni, a stagrande maggioranza contrari all’addio all’Unione Europea del Regno Unito, prima di far scattare l’articolo 50.

I mercati finanziari, che spesso reagiscono d’istinto e “di pancia”, si sbagliano nelle loro osservazioni. Un allungamento tempi non è una buona notizia per l’economia. Tutto quello che conta sui mercati valutari da ieri è la decisione dei giudici britannici.

I conti pubblici, i tassi di interesse, le politiche monetarie e di bilancio, il futuro di Marck Carney alla Banca d’Inghilterra: sono tutti temi passati in secondo piano. Le menti degli investitori sul Forex sono assillate dal futuro incerto della Brexit.

La sterlina ha fatto un balzo di quasi due centesimi dopo la decisione a sorpresa dell’Alta Corte. La divisa britannica, che guadagna lo 0,22% a quota 1,2470 al momento sul dollaro, continua la corsa, nell’idea che se la Brexit salta l’economia britannica ne trarrà giovamento.

L’incertezza durerà più a lungo del previsto e che la sterlina attraverserà un periodo di instabilità. Dopo i cali degli ultimi tempi c’è chi ne ha approfittato per aprire posizioni su livelli ritenuti vantaggiosi, ma la decisione dei giudici non fa che aumentare le chance di una Brexit drastica.

Rischia di concretizzarsi infatti un’uscita totale dal mercato dell’Ue, e questo dovrebbe rendere la sterlina una preda facile per i ribassisti e non aumentarne l’appetito. Il ragionamento dal punto di vista giuridico è semplice: il Parlamento ha votato l’ingresso del Regno Unito nell’Ue e quindi solo i suoi rappresentanti possono deciderne l’uscita. La scelta non spetta al governo sulla base di un voto popolare indetto dallo stesso esecutivo.

Sterlina ai massimi di quattro mesi

Tuttavia il referendum è stato approvato dal Parlamento, quindi sotto quest’ottica i deputati hanno già delegato la loro autorità al popolo. I giudici hanno però deciso di schierarsi dalla parte del Parlamento, rimandando l’appuntamento con l’ufficializzazione della Brexit che May aveva previsto per marzo 2017.

Il costo sarà ancora più pesante sia in termini politici sia economici per Londra. Se il Parlamento vota contro la Brexit, ci potrebbero essere elezioni anticipate, in un anno in cui potrebbero tenersi anche un voto nazionale in Italia, oltre agli appuntamenti elettorali previsti in Germania (elezioni federali) e in Francia.

Se una coalizione filo europea salisse al potere nel 2017, la sterlina – su cui gli hedge fund hanno aperto posizioni short nell’ultimo mese – ne trarrebbe beneficio: è questo il ragionamento che stanno facendo gli investitori. Ebbene, come osserva Matthew Lynn di Marketwatch (gruppo Dow Jones e Wall Street Journal), si sbagliano.

Il problema è che il Parlamento non intralcerà i piani del governo in considerazione del fatto che è stato il popolo britannico, da esso delegato, ad aver preso una decisione sulla Brexit. La verità è che le cose peggioreranno. I fattori sono presto spiegati. Per prima cosa, i negoziati saranno più tortuosi e lunghi.

Se poi i parlamentari dovessero opporsi alla Brexit, “si andrà alle elezioni generali anticipate che vedrebbero quasi certamente una vittoria di Theresa May”. Nonostante il passo falso dell’ex premier David Cameron, il partito dei Conservatori è nettamente in testa nei sondaggi, il 16% sopra i Labouristi e 35 punti avanti rispetto alla formazione pro europea dei Liberal Democratici.