Brexit, Hammond: salgono chance di nuovo referendum

12 Aprile 2019, di Alberto Battaglia

L’ipotesi di un secondo referendum è destinata a essere ridiscussa dai parlamentari britannici, anche se il governo non si pronuncerà a favore di quest’opzione. Lo ha detto il ministro delle Finanze, Philip Hammond, intervenuto a margine di un meeting del Fondo monetario internazionale a Washington.

“Si potrebbe sostenere che ottenere un’estensione” dell’articolo 50 “fino alla fine di ottobre crea questa possibilità” di seconda consultazione popolare, ha detto Hammond, “anche se si volesse organizzare un referendum, probabilmente si dovrebbe riuscire a farlo nel tempo a disposizione”, prima che scadano i termini per l’uscita dall’Unione Europea.

“La nostra sfida ora”, ha proseguito il ministro, “è ottenere un accordo sul recesso dall’Ue che possa ottenere il consenso del parlamento il più rapidamente possibile … chiudere l’incertezza in modo da poter sbloccare il grande stock di investimenti potenziali che pendono sull’economia del Regno Unito”.

Camera discuterà dell’ipotesi di un secondo referendum

L’ipotesi di un secondo referendum, non certo una novità per alcune componenti della Camera dei Comuni britannica, “è, con ogni evidenza, molto probabile che venga discussa in parlamento a un certo punto”, ma “la posizione del governo non è cambiata”.

“Il governo è contrario a un [nuovo] referendum e quindi non lo appoggeremo“. Senza il supporto compatto del partito conservatore e con un partito laburista diviso sulla questione e assai improbabile che questa decisione possa conquistare la maggioranza del parlamento britannico.

Se questo parlamento non vuole prendersi la responsabilità politica di prendere una decisione così importante per il futuro della nazione, ossia indire un secondo referendum, perché andrebbe contro la volontà popolare espressa ormai tre anni fa, allora secondo Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM, si aprirà la strada alle elezioni anticipate.

Il Consiglio europeo ha accordato un’ulteriore proroga che sposta al 31 ottobre l’esecuzione del recesso del Regno Unito dall’Ue, prevista inizialmente per il 29 marzo e già spostata al 12 aprile.