Brexit: guai in vista per gli europei che hanno lasciato il Regno Unito in piena pandemia

10 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Brexit: guai in vista per gli europei che hanno lasciato il Regno Unito in piena pandemia

Brutte notizie per gli europei, e quindi anche per gli italiani, che hanno lasciato il Regno Unito durante la pandemia. Il governo di Boris Johnson ha deciso di introdurre una stretta per coloro che avevano ottenuto un permesso di residenza provvisorio valido fino alla fine del periodo di transizione, il cosiddetto pre-settled status, e hanno lasciato il Regno Unito durante il Covid.
Questi europei perderanno i diritti nel Paese e non potranno chiedere il permesso di residenza permanente.

Settled status e pre-settled status: di cosa si tratta

Nel dettaglio chi è arrivato  in Gran Bretagna da meno di cinque anni ha potuto richiedere il “pre-settled status”, il permesso di soggiorno che concede il diritto a restare il tempo necessario per raggiungere i cinque anni e, nel caso, chiedere il settled status, il permesso di soggiorno più importante, che fornisce gli stessi diritti dei cittadini britannici, e rimanere in maniera permanente in territorio britannico se riuscirà a ottenerlo.

Secondo però gli accordi presi con l’Unione europea, se si è lasciata l’isola per sei mesi questo diritto viene perso, e non importa se il motivo è legato alla pandemia.

Secondo i calcoli del governo britannico sarebbero circa 350mila le persone in pre-settled status che hanno abbandonato il Regno Unito nell’ultimo anno.  Secondo un report dell’Economic Statistics Centre of Excellence (ESCoE), ente finanziato dal governo britannico, invece fino a 1,3 milioni di immigrati avrebbero lasciato il Regno Unito tra il terzo trimestre del 2019 e lo stesso periodo del 2020.

Numeri che mettono in luce un grave pericolo che corre il paese che sta mettendo a punto un nuovo sistema delle migrazioni “a punti”, il quale mira a porre fine alla migrazione non qualificata in Gran Bretagna.
Molti dei lavoratori considerati “non qualificati” sono stati gli essential workers, lavoratori pagati spesse volte il minimo consentito, con un rischio di vita altissimo e molti di questi lavori sono svolti dagli immigrati.

Brexit e Covid penalizzano il mondo del lavoro

Gli effetti della Brexit sul mondo del lavoro a Londra si sono già fatti sentire lo scorso anno. Basti pensare che i gruppi finanziari hanno pubblicizzato nel 2020 solo 16.335 nuove posizioni, con un calo del 49% rispetto all’anno precedente, ai minimi dal 2015, secondo i dati della società Morgan McKinley.

Inoltre secondo una ricerca condotta da Ey, lo  scorso ottobre, le società finanziarie avevano già trasferito fuori da Londra almeno 7.500 posti di lavoro  e asset dei clienti europei per un valore di 1,2 trilioni di sterline.