Brexit: un anno di Brexit, il problema degli essential workers

1 Febbraio 2021, di Alessandra Caparello

Era il 29 marzo 2017 quando l’allora primo ministro inglese Theresa May inviò al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk la lettera che fece scattare l’Articolo 50. Un anno fa, il 31 gennaio 2020, il Regno Unito diceva addio ufficialmente all’Unione europea e con una grande celebrazione di piazza, il governo festeggiava la Brexit Done.

Subito dopo è arrivata la pandemia che ha messo i bastoni tra le ruote all’uscita del Regno Unito dall’Ue. Il 31 gennaio, mentre si scoprivano i primi due casi di coronavirus a NewCastle, il premier Boris Johnson ignorò la raccomandazione del comitato tecnico-scientifico inglese a non trattare il coronavirus come una normale influenza, ma di prevedere anche un possibile lockdown per contenere i contagi come ha rilevato un’inchiesta del Sunday Times dello scorso aprile. Raccomandazione che venne ignorata e subito dopo Johnson ipotizzò l’idea dell’immunità di gregge ma fu lui stesso contagiato e ricoverato in ospedale per il Covid.

Il 23 marzo arrivava il lockdown in Gran Bretagna dopo che vennero registrati in media circa mille morti al giorno. La storia poi vuole che proprio la Gran Bretagna ha avviato per prima i vaccini anti Covid in tutta Ue.

Brexit, il problema degli essential workers in UK

Tralasciando per il momento la pandemia, il pericolo per il governo inglese potrebbe però arrivare dal nuovo sistema delle migrazioni “a punti”, il quale mira a porre fine alla migrazione non qualificata in Gran Bretagna. Molti dei lavoratori considerati “non qualificati” sono stati gli essential workers, lavoratori pagati spesse volte il minimo consentito, con un rischio di vita altissimo e molti di questi lavori sono svolti dagli immigrati ?

Questa mansioni saranno realizzate dai britannici? Il Financial Times ha riportato che circa 1 milione e 300 mila immigrati hanno già lasciato il Regno Unito, molti di questi in maniera definitiva. A tal proposito si attende l’effetto che avranno gli incentivi di rimpatrio che il governo britannico sta proponendo ai cittadini europei, uno schema per i rimpatri che include il rimborso del viaggio e un compenso di circa 2000 sterline.