Brexit, giorno del giudizio: UE fa concessioni sul backstop irlandese

12 Marzo 2019, di Daniele Chicca

Dentro o fuori. Come in una partita di playoff secca a eliminazione diretta, oggi si decide il futuro del Regno Unito. Il parlamento britannico voterà di nuovo sul Withdrawal Agreement voluto dal governo di Theresa May in giornata. I mercati finanziari, manco a dirlo, sono con il fiato sospeso.

Negli ultimi minuti, alla luce delle concessioni fatte dalla Commissione Ue sul backstop irlandese, sono aumentate le speranze di un accordo. Il vice premier David Lidington ha annunciato che il vertice tra May e Jean-Claude Juncker di Strasburgo ha portato dei risultati.

L’Ue è disposta a prendere l’impegno di rinegoziare il backstop con il Regno Unito durante il periodo di transizione. Sul Forex la sterlina prima rimbalza poi ripiega. La divisa, che sembrava l’asset principale beneficiario delle news, è colpita dalla volatilità, perché non si sa Londra rimarrà intrappolata nel backstop o meno.

L’euro si è indebolito, scendendo a un certo punto ai minimi da maggio 2017 rispetto alla divisa britannica. Gli investitori tirano in generale un sospiro di sollievo, ma bisognerà vedere legalmente – dal punto di vista prettamente giuridico – come questa promessa verrà inserita nel testo dell’accordo. E se sarà sufficiente a convincere l’ala più euro scettica dei Tories.

Non è ancora detta l’ultima parola, insomma. Tutto dipenderà dalla scelta che prenderà l’ala più radicale del partito conservatore al governo. Se l’intesa sarà bocciata, il 13 marzo i deputati della Camera dei Comuni avranno la possibilità di esprimere il proprio voto anche sull’ipotesi di uscire senza intesa. Ossia sul famigerato – e indesiderato da tanti economisti e politici – “no deal”.

Ipotesi di Deal Brexit

Qualora si preferisca lasciare l’UE con un accordo che definisca i rapporti post Brexit tra Bruxelles e Londra, almeno a grandi linee, il 14 marzo si terrà un voto in aula sull’ipotesi di prolungare l’articolo 50, che dovrebbe scattare il 29 marzo.

Fortunatamente per la primo ministro e i conservatori, l’Unione Europea ha accettato di apportare delle modifiche al testo, per evitare che la “rete di protezione” al confine diventi definitiva. Un’eventualità che avvicinerebbe l’Irlanda del Nord all’UE, allontanandola dal Regno Unito.

L’obiettivo del backstop è quello di evitare un’unione doganale dura, una frontiera “fisica” tra le due Irlande. Ma i Brexiteer della prima non vogliono che duri in eterno. Il leader dell’Opposizione e dei Labouristi Jeremy Corbyn intanto dice che i suoi sono pronti a votare “no” all’accordo.

Durante i negoziati serrati tra Juncker e Theresa May di questi ultimi giorni, il Regno Unito ha ottenuto dall’UE delle garanzie sulla frontiera irlandese. Il backstop concordato dall’UE viene criticato dai Brexiteer più convinti del partito dei Tories (il gruppo ERG) e dal DUP, il partito di destra nordirlandese.

Il vice premier David Lidington ha annunciato che al termine del vertice di Strasburgo tra May e Juncker, l'UE si è detta disposta a fare concessioni per rinegoziare il backstop irlandese.

Backstop: il problema del confine irlandese

Entrambe sono forze alleate di May che però hanno messo il bastone tra le ruote ai piani della leader inglese. Criticata per aver fatto troppe concessioni alla controparte europea. Un confine duro, in caso di no deal Brexit creerebbe caos e tanti problemi alla circolazione di persone e allo scambio di merci tra le due Irlande. L’idea di Londra è quella piuttosto di “spostare” la frontiera doganale tra Irlanda e Gran Bretagna in mare.

La questione è spinosa per motivi che vanno al di là delle ragioni commerciali ed economiche. In ballo ci sono ideologie e convinzioni politiche profonde che dividono le due irlande, quella cattolica indipendente e quella protestante
britannica.

Per evitare il risorgere di asti antichi e il rischio di una nuova guerra civile, nell’accordo firmato a dicembre da Ue e Regno Unito è stato inserito il backstop, un meccanismo che entrerà in vigore a fine 2020 volto a scongiurare la creazione – per l’appunto – di un confine rigido tra Irlanda e Irlanda del Nord. Uno dei pilastri portanti della pace stretta tra le due irlande fu proprio il presupposto di una frontiera aperta, libera e semplice da attraversare.

Murales e graffiti sui muri di pace a Belfast. Si tratta di barriere volte a minimizzare le violenze tra comunità cattoliche (pro Eire) e protestanti (per un'Irlanda del Nord più vicina al Regno Unito. (Frédéric Soltan/Corbis via Getty Images, 2014)

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