Brexit, è polemica fra governo e autotrasportatori sul crollo dell’export

8 Febbraio 2021, di Alberto Battaglia

Dopo l’uscita dal periodo di transizione post-Brexit, lo scorso 31 dicembre, il volume delle esportazioni britanniche dirette verso l’Ue si sarebbe ridotto del 68% annuo a gennaio.
E’ quanto affermato dalla Road Haulage Association (RHA), associazione degli autotrasportatori, in una lettera inviata al Cancelliere del Ducato di Lancaster, Michael Gove, stretto collaboratore del premier Johnson. Il caso è scoppiato nel corso dell’ultimo weekend, quando l’Observer ha dato conto della missiva inviata al governo.

La risposta dell’esecutivo guidato da Boris Johnson a questi numeri non si è fatta attendere, respingendo con forza la tesi secondo la quale l’entrata in vigore dei nuovi controlli doganali fra Regno Unito e Ue avrebbe ridotto il flusso di merci: “Non riconosciamo affatto queste cifre”, ha detto un portavoce del Gabinetto di Johnson, “sappiamo che ci sono alcuni problemi specifici e stiamo lavorando con le aziende per risolverli”.

“Grazie al duro lavoro svolto da autotrasportatori e commercianti per prepararsi alla fine del periodo di transizione della Brexit… i disagi al confine sono stati finora minimi e i movimenti di merci sono ora vicini ai livelli normali, nonostante la pandemia di Covid-19”, ha aggiunto al Guardian un altro portavoce dell’esecutivo.

Brexit, il Covid non avrebbe avuto ruolo in questo crollo

Secondo la Rha la pandemia non ha alcuna relazione con il calo dei volumi di esportazioni osservato a partire da gennaio, anzi, i rallentamenti dovuti alle nuove procedure post-Brexit sarebbero stato più gravi in condizioni di piena normalità.

A favore di quanto affermato dall’associazione degli autotrasportatori è intervenuto il responsabile dell’Associazione dei porti britannici, Richard Ballntyne, secondo il quale il calo denunciato dalla Rha sarebbe “ampiamente in linea” con quando osservato da inizio anno.

La richiesta lanciata dalla Rha al governo è quella di incrementare da 10mila a 50mila gli addetti alle strutture di controllo per i passaggi frontalieri, un potenziamento ritenuto necessario per fare fronte all’entrata in vigore dei nuovi controlli.

“Abbiamo fatto ampi preparativi per un’ampia gamma di scenari al confine”, ha replicato il governo britannico, “tuttavia, sembra sempre più improbabile che si verifichi il nostro worst-case scenario”.