Brexit: cos’è il no-deal e quali rischi comporta

5 Febbraio 2019, di Mariangela Tessa

È tra le espressioni chiave della Brexit e lo scenario più temuto. Quando si parla di “No deal” si intende l’uscita del Regno Unito dall’Ue senza alcun accordo formale circa i termini del ritiro e il futuro dei rapporti bilaterali. L’ipotesi è iniziata a circolare non appena i negoziati tra le parti hanno incontrato i primi ostacoli. La mancanza di progressi su fronti specifici (primo fra tutti quello irlandese) ha sin da subito fatto presagire uno scenario no-deal per la Brexit.

Spesso usata come sinonimo di “disastro”, l’opzione “no deal” è quella che preoccupa di più cittadini, parlamentari britannici e mercato. I timori principali riguardano quello che accadrebbe alle dogane e ai confini del paese. Dal 29 marzo, il Regno Unito verrebbe considerato un paese terzo dal resto dell’Unione Europea, con tutti i controlli, le ispezioni, le richieste di bolli e la burocrazia aggiuntiva che questo comporterebbe.

Brexit no deal: le conseguenze

La Brexit senza intese potrebbe altresì avere conseguenze profonde sui cittadini britannici ed europei in generale. Si va dai maggiori costi per i servizi di telefonia mobile, al possibile congelamento dei diritti di chi soggiorna nel Regno Unito. Passando per la necessità di richiedere permessi e licenze speciali per guidare fuori dai confini nazionali.

Su tale eventualità sono circolate numerose analisi economiche. Messe a punto con l’obiettivo di anticipare le conseguenze di un eventuale strappo nelle trattative. E i numeri sono apocalittici: tonfo della sterlina, crollo del mercato immobiliare, aumento della disoccupazione sono alcuni dei possibili effetti di uno scenario “no-deal”.

Per alcuni membri del Partito Conservatore, questi scenari sono esagerati e irrealistici. Nelle file dei Tory c’è chi minimizza le conseguenze. Ritenendo un’uscita senza accordo addirittura migliore dell’attuale accordo raggiunto da Unione Europea e governo di Theresa May. Questo è il motivo per cui molti parlamentari Conservatori potrebbero votare contro l’accordo.