Brexit, accordo insoddisfacente potrebbe spingere Ue in recessione

4 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Un accordo commerciale insoddisfacente tra Regno Unito e Unione Europea rischia di far sprofondare entrambi i blocchi in una fase di recessione economica. Lo sostengono in una lunga analisi ai propri clienti gli analisti di ING, che citano rischi di contagio finanziario, delocalizzazione economica e flop politico.

Le trattative tra Regno Unito e Unione Europea per gettare le fondamenta di un mondo post Brexit, senza più Londra a far parte dell’Europa unita, sono appena iniziate e dovrebbero protrarsi per circa due anni. Londra dice di preferire rimanere senza un accordo piuttosto che firmarne uno “cattivo”, ma a giudicare dal libro bianco e dalla strategia del governo di Theresa May, il Regno Unito va verso una “hard Brexit”, che ING definisce “il peggior accordo possibile”.

Un accordo di questo tipo sarebbe negativo per l’economia britannica, ma potrebbe anche voler dire recessione per l’Europa intera. ING avverte che, alla luce delle posizioni ai blocchi di partenza, “le cose potrebbero mettersi davvero male”.

I nuovi sondaggi mostrano che il popolo britannico vorrebbe che May ottenga un accordo benevolo per il Regno Unito, ma i funzionari europei hanno già escluso una simile pista. Una miscela di “politiche tossiche” e “dislocamento economico” potrebbe essere quella più dannosa per entrambe le economie.

Nonostante i proclami concilianti di Bruxelles, Londra sarà punita per aver osato abbandonare l’Unione Europea. Tanto è vero che le autorità europee vanno ripetendo che un accordo sulla Brexit dovrebbe mettere il paese che lascia in una posizione peggiore rispetto a quella in cui si trovava prima.

Brexit, “senza un accordo cose si metteranno molto male”

All’interno dell’Ue Londra già godeva di uno statuto speciale in diverse materie e poteva godere dei vantaggi del mercato unico e dell’unione doganale. Un accordo negativo per Londra, avvertono gli esperti di ING, sarebbe anche negativo per l’Unione Europea, tuttavia.

James Knightley, James Smith e Viraj Patel scrivono che senza un’intesa “le cose potrebbero mettersi molto male”. Si sapeva che abbandonare l’Ue avrebbe significato ottenere un accordo più svantaggioso rispetto a quello garantito prima della Brexit, ricordano gli analisti.

I quattro principi di libertà vogliono che gli Stati membri dell’Ue accettino la libera circolazione di beni, capitali, servizi e persone. Quest’ultimo è stato probabilmente il fattore che più preoccupava i cittadini britannici e che ha spinto il 52% dei votanti a esprimersi a favore della Brexit nel referendum dello scorso 23 giugno.

Ma Londra non può scegliere di avere solo le parti che più le convengono degli accordi e dei trattati. O sta dentro o rimane fuori del tutto. Uno dei capi dei negoziati Ue, Guy Verhofstadt, lo ha fatto capire chiaramente. Il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble ha detto che il Regno Unito deve “pagare il prezzo” della sua decisione e che “non c’è nessun menú à la carte”. A disposizione c’è l’intero menú e nessun’altro.