Brexit: a Londra divorzio da Bruxelles costerà 100 miliardi

3 Maggio 2017, di Mariangela Tessa

E’ tutta in salita la strada dei negoziati tra Bruxelles e Londra per definire la separazione post-Brexit. Oggi il Financial Times ha pubblicato un’analisi in base alla quale il conto che l’Unione europea presenterà alla Gran Bretagna per la Brexit potrebbe salire fino a 100 miliardi di euro. Una cifra nettamente più alta rispetto a quella circolata finora di 60 miliardi di euro, che tiene in considerazione le richieste avanzate dagli Stati membri dell’Ue, in particolare Francia e Germania, ma che soprattutto riflette quello che il quotidiano finanziario descrive come “un indurimento” nella posizione negoziale.

“Il Regno Unito non potrà evitare di pagare tutto quello per cui si è impegnata fino a che è stato membro dell’Ue”:  ha chiarito il capo negoziatore Ue Michel Barnier presentando il suo mandato negoziale.

“Non si tratta di una punizione, o di un conto che il Regno Unito è chiamato a pagare per avere scelto la Brexit – ha precisato – Si tratta di rispettare con senso di responsabilità gli impegni presi, che riguardano migliaia di collettività, imprese, progetti per i quali il denaro è già stato stanziato. Immaginate che problemi creerebbe un’amputazione o interruzione di tali progetti”, ha osservato il capo negoziatore.

A conferma dell’indurimento delle posizioni, ieri la premier britannica Theresa May, ieri, in un’intervista alla Bbc, non ha nascosto la sua predisposizione nelle trattative con Bruxelles. “Sarò durissima (‘a bloody difficult woman’) nei negoziati sulla Brexit”, rispondendo a una domanda sulla cena di lavoro della settimana scorsa, definita dai media fallimentare, col presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker

La Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, ripresa da Financial Times e Guardian aveva scritto che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è “dieci volte più scettico” rispetto a prima “su una soluzione positiva dei negoziati sulla Brexit con il Regno Unito”, e il suo entourage considera che la probabilità di un fallimento sia “superiore al 50%”. Theresa May ha smentito seccamente la ricostruzione conflittuale fatta dal giornale tedesco, liquidando le indiscrezioni al riguardo come “pettegolezzi di Bruxelles”.

La pensano invece diversamente le opposizioni britanniche, impegnate nella campagna elettorale in vista del voto politico anticipato dell’8 giugno. Per i laburisti di Jeremy Corbyn, la premier conservatrice sta trasmettendo quanto meno “messaggi ambigui” sul negoziato con l’Ue. Mentre per i liberaldemocratici europeisti di Tim Farron, May vuole portare di fatto il Regno verso “una disastrosa hard Brexit”.

Indiscrezioni stampa sulla cena della scorsa settimana, rivelano inoltre che May avrebbe lasciati allibiti Juncker e il capo negoziatore Ue Michel Barnier che lo accompagnava a Londra, affermando che legalmente il Regno Unito non deve nulla ai paesi dell’Ue in base ai Trattati. La premier avrebbe anche detto che la questione dei diritti dei cittadini potrebbe essere risolta all’inizio dei negoziati, nelle prossime settimane al Consiglio europeo di Giugno, suggerendo che i cittadini Ue in Gb potrebbero in futuro essere trattati in base agli stessi diritti dei lavoratori stranieri nel Regno Unito.

Juncker avrebbe risposto definendo lo scenario “problematico” in quanto i cittadini comunitari godono di una serie di diritti in più. “Credo che tu stia sottostimando ciò, Theresa”, le avrebbe detto il presidente della Commissione.