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Dopo un’estate segnata dalle mosse delle banche centrali e dal progressivo allentamento delle tensioni commerciali, i gestori europei tornano a guardare con ottimismo ai listini del Vecchio Continente. La più recente Bank of America European Fund Manager Survey evidenzia un netto miglioramento del sentiment: cresce la quota di chi scommette su un “soft landing” dell’economia globale e sulle prospettive di crescita degli utili societari.
Se da un lato la debolezza del mercato del lavoro statunitense resta la principale fonte di rischio, dall’altro si attenuano le paure legate a inflazione e stagflazione, mentre si consolida la convinzione che la politica monetaria — guidata dalla Federal Reserve e sostenuta dall’orientamento espansivo di Francoforte — possa continuare a fare da scudo a un ciclo economico in rallentamento.
Oltre la paura della recessione
L’attenzione degli investitori resta focalizzata sulla traiettoria della crescita americana. Ben il 59% dei fund manager europei indica oggi il mercato del lavoro Usa come principale rischio ribassista. Tuttavia, solo il 44% prevede un effettivo rallentamento, il livello più basso da febbraio, mentre le aspettative di riaccelerazione dell’economia americana sono salite ai massimi da 17 mesi.
Il risultato è un quadro più bilanciato: i timori di recessione globale, che ad agosto coinvolgevano il 41% dei gestori, oggi sono condivisi solo dal 16%. Al contrario, il 67% ritiene plausibile uno scenario di “soft landing” mondiale.
Allo stesso tempo, l’idea di una supremazia europea, alimentata nei mesi scorsi dalle tensioni tariffarie innescate da Washington, appare ora ridimensionata. La quota di sovrappeso in portafoglio sull’azionario europeo, pur positiva al 15%, si riduce nettamente rispetto al 41% di luglio.
Restano in campo i nodi di lungo periodo — crescita debole, incertezze politiche e utili inferiori alle attese — ma il quadro complessivo è in miglioramento: un netto 37% degli intervistati si dichiara rialzista, contro il 15% di agosto.
A sostenere la fiducia è soprattutto la convinzione che le revisioni al rialzo degli utili continueranno: sette gestori su dieci indicano proprio gli earnings come il principale driver di mercato.
Stagflazione in ritirata, inflazione sotto controllo
Lo spettro della stagflazione, che a lungo ha dominato le analisi macro, si fa meno ingombrante. La quota di investitori che la considera lo scenario base scende al 41%, dal 58% del mese precedente. Cresce invece il fronte di chi prevede una discesa ordinata dell’inflazione, favorita dalla politica monetaria meno restrittiva e da un contesto globale più stabile.
Elemento chiave, secondo il 74% dei gestori, sarà la spinta fiscale della Germania, percepita come il principale motore di un eventuale rilancio europeo, ben più delle misure della Bce o dello stimolo cinese.
Posizionamento settoriale: difensivi in primo piano
Nonostante l’ottimismo, gli investitori rivedono la composizione dei portafogli. Cresce la preoccupazione di non avere un’esposizione sufficiente ai settori difensivi (19%), mentre cala l’interesse per i ciclici (4%).
Healthcare diventa così il comparto più amato, scalzando i finanziari, mentre utilities, industriali e costruzioni consolidano posizioni overweight.
Il comparto bancario resta interessante per il 37% dei gestori, ma con entusiasmo in calo rispetto al 58% di agosto. Energia, auto e media rimangono invece i settori meno popolari.
Sul piano geografico, la Germania si conferma il mercato più apprezzato, sostenuta dalle prospettive di spesa pubblica espansiva. La Spagna conquista la seconda posizione grazie alla solidità di banche e utilities, mentre la Francia scivola in fondo al ranking per i rischi politici interni.