Mercati

Borse mondiali rimbalzano nel primo semestre. Europa al comando, Dax superstar (+20%)

Si è chiuso con un un bilancio sostanzialmente positivo il primo semestre 2025 per i principali mercati finanziari globali, che hanno visto un rimbalzo generalizzato delle borse, una corsa record dell’oro, il crollo del petrolio e la forte svalutazione del dollaro.

Borse: corre l’Europa, Wall Street in recupero

I listini azionari hanno registrato performance solide, con l’indice MSCI World in crescita dell’8,6% da inizio anno e del 14,4% su base annua, a testimonianza di un contesto in miglioramento rispetto al rallentamento del 2024.

A distinguersi in particolare è l’indice DAX di Francoforte, che ha messo a segno un eccezionale +20,1% nei primi sei mesi dell’anno (+30,7% su base annua). Ottima anche la performance del FTSE MIB, che con un +16,4% YTD si conferma tra i migliori listini mondiali, sostenuto da comparti finanziari e industriali.

Più moderati ma comunque positivi i mercati statunitensi: il Nasdaq 100 avanza del 7,9%, mentre l’S&P 500 cresce del 5,5%, sostenuto da trimestrali solide e aspettative di allentamento della politica monetaria della Federal Reserve entro l’autunno. L’interesse per i titoli legati all’intelligenza artificiale, pur non eguagliando i picchi del 2023, resta forte.

In Asia il quadro è più eterogeneo: in Giappone, il Nikkei 225 si ferma a un modesto +0,2% YTD (+0,8% su base annua), penalizzato da un export meno dinamico e dall’incertezza sullo yen. Il mercato cinese, rappresentato dal Shanghai Composite, mostra un timido +3,2% da inizio anno, ma un solido +15,5% su base annua, grazie a interventi mirati del governo per stimolare consumi e credito.

Tra i paesi emergenti, da gennaio l’indice MSCI Emerging Markets guadagna un convincente +13,7, confermando il ritorno di interesse verso asset con valutazioni contenute e tassi reali più elevati.

Valute: euro forte, dollaro ai minimi

Il semestre ha visto un deciso indebolimento del dollaro statunitense: il biglietto verde ha vissuto un semestre da dimenticare, segnando una caduta attorno al 10–10,8 % sui principali paniere valutari, la peggiore performance da oltre 50 anni: con l’EUR/USD che ha chiuso a quota 1,1787, in rialzo del 13,9% rispetto alla fine del 2024 e ai massimi da oltre due anni.

“Dopo essere sceso a quota 1,17 contro l’euro, il dollaro statunitense prosegue la sua fase di indebolimento. Questo calo è in gran parte attribuibile a massicce fuoriuscite di capitali dai mercati obbligazionari statunitensi. Sullo sfondo, i timori di un’impennata inflazionistica alimentata dalle politiche economiche dell’amministrazione Trump, nonché le preoccupazioni circa un possibile indebolimento della capacità d’azione della Federal Reserve” ha spiegato in un’analisi Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia.

Nel frattempo, la valuta unica si è apprezzata anche contro yen e sterlina, rispettivamente a 169,8 e 0,858, in un contesto in cui l’BCE appare più prudente nei tagli rispetto alla Fed e la crescita europea si sta consolidando.

Materie prime: oro record, petrolio in caduta

Sul fronte delle materie prime, il semestre è stato segnato da una netta divergenza tra l’oro e il comparto energetico.
Il metallo giallo ha messo a segno una crescita stellare del +26,5% da inizio anno e +42,8% su base annua, raggiungendo i 3.308 dollari l’oncia. A spingere la domanda sono state le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il rischio inflattivo legato ai dazi commerciali, e l’interesse crescente da parte delle banche centrali asiatiche, che stanno accumulando riserve in oro a scapito del dollaro.

Al contrario, il petrolio Brent ha perso il 10,4% da inizio 2025 e il 22,8% rispetto a un anno fa, scivolando sotto i 67 dollari al barile. La discesa riflette un rallentamento della domanda globale, scorte in crescita e l’impatto della transizione energetica sulle prospettive di lungo periodo. Anche il Bloomberg Commodity Index, che sintetizza l’andamento dell’intero paniere delle materie prime, si limita a un modesto +3,5% da inizio anno.