Borse: liquidità, macro e sentiment

8 Luglio 2020, di Redazione Wall Street Italia

 a cura di Alessandro Tentori, direttore investimenti di AXA IM Italia

Dai minimi del 23 marzo ai massimi di venerdì scorso, il Nasdaq ha stampato un rally impressionante: +55%. Inutile rammentare i lettori che stiamo attraversando una crisi sanitaria, economica e sociali di proporzioni globali.
Nonostante ciò i mercati – azionari e obbligazionari – si sono ripresi alla grande dal tonfo di marzo. Ma forse una lettura focalizzata sulla pandemia è una lettura statica della situazione, che non tiene conto di tutte le variabili in gioco. Consentitemi di aggiungere alcune considerazioni, da economista e operatore di mercato.

Sul lato macro, basterebbe guardare l’indice di “sorprese economiche” pubblicato da Citigroup. L’indice misura la deviazione dei dati macro dalle aspettative di media degli economisti.
È quindi un indice “cinico”, che ci dice di quanto sbagliano in media gli economisti. Ovviamente, è un processo dinamico e la media di lunghissimo periodo deve per definizione essere zero, come se si trattasse del lancio di una monetina.
Alla fine della settimana scorsa l’indice relativo agli Stati Uniti era ai massimi storici, cioè i dati economici erano al massimo storico dell’ottimismo relativo ai forecast. Un esempio più concreto sono i dati sul mercato del lavoro statunitense: Negli ultimi due rapporti – giugno e luglio – l’errore cumulato delle previsioni rispetto al dato reale è di quasi 12 milioni di nuovi posti di lavoro!

Il ruolo delle banche centrali che sostiene i listini

Ma non sono solo i dati macro a spingere le borse. Anzi, la view che sta sempre più emergendo dagli operatori di mercato è che il fattore dominante per spiegare la resilienza delle borse sia in verità l’enorme liquidità creata dalle banche centrali.
Da inizio anno, il bilancio aggregato di Fed, BCE e BoJ è aumentato di 5.4 miliardi di dollari, un balzo del 37%. L’effetto sui mercati è paragonabile a una inflazione da domanda: gli operatori si trovano con un importante eccesso di liquidità, che in assenza di alternative viene investita sui mercati a rischio.
Perché “assenza di alternative”? Perché i tassi d’interesse sui conti correnti sono zero o negativi e le obbligazioni governative a breve hanno uno yield che oscilla tra il 0.12% dei Treasury Bills al -0.6% dei Bubills tedeschi. Si potrebbe indirizzare una critica neanche troppo velata alle banche centrali, che invece di aumentare l’inflazione al 2% (come da mandato), aumentano invece l’inflazione degli asset a rischio.

La strategia sui mercati

Concludo con una riflessione sul posizionamento degli investitori, un altro fattore molto importante che abbiamo già esaminato in passato. L’impressione che ho, leggendo i vari rapporti delle banche di investimento è che lentamente gli asset manager si stiano spostando su posizioni meno caute. Il processo di ribilanciamento è molto lento, però, fattore che alimenta una ripresa delle borse tipicamente poco volatile.
Inoltre, l’analisi dei dati sul posizionamento forniti dalla borsa di Chicago evidenzia come il bias dei traders sia ancora “corto”, anche se abbiamo assistito a coperture significative nelle due settimane passate.

Posizionamento, liquidità e dati macro in miglioramento sono ingredienti fondamentali per spiegare il rimbalzo dei mercati negli ultimi tre mesi. A mio avviso, questi fattori rimarranno cruciali anche in futuro, con particolare attenzione sulla politica di liquidità delle banche centrali. Mantengo la mia personale opinione che il mercato azionario potrà correggere solo quando tutte le previsioni saranno state aggiustate e tutti gli investitori avranno ribilanciato i loro portafogli. Non prima.