Borsa va giù e aumentano gli incidenti stradali: lo studio di tre economisti

10 Febbraio 2020, di Alessandra Caparello

Sedute negative in Borsa comportano guai per le tasche degli investitori ma anche per la loro incolumità fisica. E’ una  ricerca condotta dal prof. Mirco Tonin della Facoltà di Economia dell’università di Bolzano assieme ai colleghi Corrado Giulietti e Michael Vlassopoulos, dell’Università di Southampton, Tonin, pubblicata sul Journal of Health Economics, che ha esaminato i dati relativi agli incidenti stradali mortali negli USA in un periodo di 25 anni.

Sedute in Borsa negative? Aumentano gli incidenti stradali

Se è universalmente noto che le performance della Borsa influenzano alcune delle fondamentali decisioni economiche degli investitori come le scelte di consumo, risparmio e l’offerta di lavoro, esistono altri comportamenti che ne sono condizionati.
I tre economisti hanno preso in esame il dataset degli incidenti mortali negli Stati Uniti – il FARS o Fatality Analysis Reporting System – relativo al periodo tra il 1990 e il 2015 e indici finanziari come lo S&P500 e hanno notato una correlazione evidente tra le fluttuazioni degli indici di borsa e il numero delle vittime della strada, per cui due giorni di chiusura negativa di Wall Street sono associati ad un incidente mortale in più sulle strade americane, rispetto ad una media di 37 al giorno. L’ansietà legata allo stato fallimentare dell’economia poteva portare a un comportamento meno attento durante la guida.

Tonin e colleghi hanno effettuato vari testi di falsificazione. In prima istanza, hanno sfruttato l’orario in cui avvengono gli incidenti e osservato come la relazione con l’andamento dell’indice azionario si trovi solo per gli incidenti che avvengono dopo l’apertura dei mercati e non precedentemente. Il secondo elemento indagato sono le diverse tipologie di guidatori, individuati per età, zona di residenza (che indica di solito una maggiore o minore prosperità) e per i modelli di auto coinvolte negli incidenti stradali mortali.

“Ovviamente, non abbiamo accesso ai dati sul patrimonio o sul portfolio finanziario delle vittime ma conosciamo la loro età e il codice di avviamento postale, nonché il modello di auto che guidano. Attraverso questi dati riusciamo ad avere un quadro abbastanza completo di chi sono le persone coinvolte. Osserviamo che rimangono fuori da questa correlazione le persone che difficilmente hanno risorse da investire in borsa, ad esempio i giovani o quelli che vivono in zone relativamente povere o guidano automobili poco costose”.

Così spiega Tonin. Le vittime più frequenti? Gli investitori inesperti dice la ricerca secondo cui verso la fine degli anni ’90 soprattutto tantissime famiglie statunitensi entrano per la prima volta coi loro risparmi nel mercato azionario, trainato dall’esplosione dei titoli legati alle aziende del digitale.

“Questo ci suggerisce che gli investitori con meno esperienza e know-how finanziario si fanno molto influenzare nel loro stato d’animo dalle fluttuazioni giornaliere”, afferma il professore della Libera Università di Bolzano, “al contrario un investitore esperto sa che la variabilità fa in qualche modo parte del gioco”.