Borsa Milano su, da soci Unicredit ok aumento capitale

15 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Le borse europee sono riuscite a concludere la giornata di contrattazioni all’insegna degli acquisti, lontane però dai massimi testati dopo la pubblicazione di importanti dati macro relativi agli Stati Uniti. Nel finale, è arrivato poi l’allarme del Fmi che ha avuto un impatto immediato sugli indici azionari Usa, che hanno limato i guadagni. Di fatto, l’istituto di Washington ha affermato che la crisi del debito europeo è arrivata a un punto tale da non riuscire a essere risolta da un gruppo di paesi.

All’indomani del sell off scatenato sulle principali piazze finanziarie e dovuto al rincorrersi di voci su un imminente downgrade del rating della Francia da parte di S&P, sui mercati hanno prevalso però i rimbalzi di natura tecnica.

Il Ftse Mib è salito dell’1,37% mentre riguardo alle altre piazze europee, il tono è stato più dimesso: Londra +0,58%, Francoforte +1,03%, Parigi +0,76% e Madrid +0,83%.

Nella sessione odierna, alcune notizie negative sono riuscite a passare così in secondo piano, come la possibile imminente nazionalizzazione della banca tedesca Commerzbank e la nota di Fitch – che ha rivisto al ribasso i rating di cinque banche europee: si tratta di Banque Federative du Credit Mutuel (BFCM) (da AA- ad A+), Credit Agricole (da AA- ad A+), Danske Bank (da A+ ad A), OP Pohjola Group (da AA- ad A+), Rabobank Group (da AA+ ad AA).

A sostenere l’azionario è stato proprio il settore finanziario, grazie ad alcuni rumor secondo cui la Bce, temendo una stretta creditizia, starebbe facendo pressioni sulle autorità bancarie, affinché allentino i vincoli patrimoniali imposti sulle banche (come il core Tier 1% fissato almeno al 9% dall’EBA).

Detto questo, da Mario Draghi, numero uno dell’istituto di Francoforte è arrivata la conferma che l’acquisto dei titoli di stato non sarà né eterno né infinito. Ma anche il mercato dei titoli di stato ha dato prova di resistenza, tanto che gli spread hanno segnato forti ribassi (quello Francia-Germania a 10 anni ha perso fino a -9%). Nel caso dello spread Italia-Germania, il valore è sceso a 457 punti base, a fronte di un rendimento in calo anch’esso al 6,514%. Il valore del BTP a dieci anni è salito a 87,933 (+1,408).

L’euro ha guadagnato lo 0,26% a quota $1,3018. La moneta unica ha perso invece nei confronti dello svizzero più dell’1% dopo che la Swiss National Bank ha confermato l’intenzione di fissare il rapporto di cambio a CHF 1,20. La flessione ha portato il rapporto eur/chf a 1,2240; contro lo yen, l’euro ha recuperato nel finale lo 0,11%, a JPY 101,3965.

Intanto, tornando sul Ftse Mib, spiccano i guadagni di Unicredit , (titolo +2,35%) – dopo che i soci hanno detto sì alla ricapitalizzazione della banca, per un valore di 7,5 miliardi di euro.

Tra gli altri bancari Ubi Banca +2,53%, Intesa SanPaolo +5,11%, MPS +5,21%, Banco Popolare +4,42%. Tra i ribassi Fondiaria-sai, -5,14%; Mediaset (-2,94%) è stata penalizzata dal giudizio di Goldman Sachs, che ha rivisto al ribasso il rating sul titolo da “hold” a “sell”. La banca americana ha anche rivisto al rialzo il giudizio su Intesa Sanpaolo da “neutral” a “buy”, aumentando anche il rating su Prysmian (+1,25%) a “buy” da “neutral” .

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio tornano a perdere terreno, cedendo lo 0,62% a $94,36 al barile; giù anche le quotazioni dell’oro, che arretrano dello 0,43%, a 1.580,10.