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Borsa Milano scende dai massimi, sconta sell off su petrolio

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MILANO (WSI) – Borsa Milano positiva, Ftse Min chiude tuttavia lontano dai massimi e chiude a +0,37% a 22.419,68 punti.

Acquisti in generale sull’azionario europeo, con l’indice di riferimento Stoxx Europe 600 che è salito per la terza sessione consecutiva. Bassi tuttavia i volumi di scambio, in calo -35% rispetto alla media degli ultimi trenta giorni di contrattazioni.

Bene Deutsche Bank, in crescita fino a +3,6% dopo la notizia della maxi riorganizzazione del management, la più decisiva in più di dieci anni. In rialzo i titoli Danone e Metro AG dopo la pubblicazione dei bilanci.

Diversi bancari hanno ridotto i guadagni dopo la comunicazione dei conti del colosso americano Morgan Stanley.

Sotto pressione i minerari e i titoli delle società attive nel comparto delle commodities, sulla scia del dato relativo al Pil della Cina, che nel terzo trimestre è cresciuto a un tasso annuale +6,9%, lievemente al di sopra del +6,8% atteso dal consensus, ma al ritmo più basso dalla crisi finanziaria, ovvero dal 2009.

Il rallentamento della Cina è comunque scontato in gran parte dai mercati; inoltre, la nota positiva è che comunque l’indicatore ha battuto, seppur di poco, le previsioni. Detto questo, lo stesso premier cinese ha ammesso nel fine settimana che non sarà facile centrare il target di crescita del 7% fissato per quest’anno.

Sul valutario, euro -0,26% a $1,1319. Dollaro/yen +0,02% a JPY 119,46. Euro/yen -0,26% a JPY 135,23, euro sterlina -0,58% a GBP 0,7309. Euro/franco svizzero -0,08% a CHF 1,0821.

Tra gli appuntamenti cruciali della settimana, il meeting dell’Opec a Vienna, a cui parteciperanno altri grandi produttori di petrolio, come la Russia.

Al vaglio la proposta del Venezuela, che chiede di tornare a un regime di tagli dell’offerta, al fine di permettere al barile di rimanere sopra la soglia di $70 al barile. La decisione dell’Arabia Saudita di mantenere la produzione invariata ha avuto infatti consegnuenze negative sul paese, le cui entrate sono dipendenti per lo più dai ricavi ottenuti con la vendita del greggio.

A tal proposito, i futures sul petrolio – che avevano guadagnato terreno durante le contrattazioni sui mercati asiatici – dopo la pubblicazione del Pil cinese hanno segnato un forte ribasso, scivolando con -1,29% a $46,65 al barile. Brent -1,57% a $49,67. Oro -0,41% a $1.172,45.

Focus questa settimana anche sulla riunione della Bce, giovedì 22 ottobre. Si scommette su un rafforzamento del QE da parte della Bce di Mario Draghi, in modo particolare dopo il dato che ha confermato che in Eurozona l’inflazione che è tornata negativa. Eurostat ha confermato che i prezzi della zona euro sono scesi -0,1% a settembre, contro il tasso di inflazione a +0,1% di agosto.

Sul Ftse Mib, bancari per lo più positivi. Mps +1,89%, Bper +1,14%, BPM -0,33% e BP +1,64%, Intesa SanPaolo +0,92%, Ubi Banca +0,07%, Unicredit -0,09%. Tra gli altri settori bene FCA +1,82%, giù Tenaris -0,73%, Ferragamo -0,29%, Mediaset -0,57%. Telecom Italia +3,16%, Cnh Industrial -0,93%, Buzzi Unicem +2,63%, Azimut Holding +2,88%, Eni -0,89%, Exor +2,78%, Finmeccanica -0,42%, Saipem -2,59%, Tenaris -2,67%

L’azionario globale è reduce dai guadagni di venerdì scorso, che hanno permesso allìindice di riferimento MSCI World Index di testare il record degli ultimi due mesi, sulla scia delle speculazioni secondo cui i tassi di interesse Usa saranno alzati più avanti nel 2016. In particolare, stando a quanto riporta Bloomberg, le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel meeting della prossima settimana sono scese ad appena il 6%, rispetto a più del 40% di un mese fa. I futures sui fed funds stimano un nulla di fatto della Fed con una probabilità superiore al 50% fino al marzo del 2016.

A ottobre l’MSCI World Index ha guadagnato +6%. A meno che non ci sarà un dietrofront nel corso di questa settimana, l’indice concluderà il miglior mese dal 2011, dopo gli $11.000 miliardi di capitalizzazione bruciati durante l’estate.

A tal proposito, i futures sul petrolio hanno guadagnato terreno durante le contrattazioni sui mercati asiatici, dopo quattro sedute consecutive di ribassi, per poi tornare a fare dietrofront dopo i dati cinesi. Contratti WTI -2,14% a $46,25 al barile. Brent -3,09% a $48,90. Oro -0,53% a $1.171,10.

Asia negativa: Tokyo -0,88%, Hong Kong -0,40%, Sidney piatta, Shanghai -0,19%, Seoul invariata. Altri dati economici sono stati diffusi in Cina quali la produzione industriale, salita su base annua +5,7% a settembre, peggio del +6% atteso e al di sotto del +6,1% di agosto. In particolare gli investimenti in asset fissi sono cresciuti a un tasso del 10,3% nei primi nove mesi del 2015, al di sotto delle attese del +10,8%.

Eccezione positiva per le vendite al dettaglio, +10,9% a settembre, lievemente al di sopra delle attese di Reuters, +10,8%.

(Lna)