Borsa Milano risale sul finale, male Saipem (-9%) e Mps (-2,6%)

12 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari torna a salire sul finale e chiude in progresso dello 0,95% a 18.349,15 punti. Una spinta arriva dalle indiscrezioni sul Quantitative Easing, il prossimo piano di allentamento monetario della Bce e dalle promesse di Samaras.

Nel tentativo di guadagnare popolarità in vista del voto del 25 gennaio, il premier greco ha assicurato che il peso delle misure di austerità verrà alleggerito se il suo partito verrà confermato al governo nelle elezioni generali. Una vittoria dei conservatori garantirebbe stabilità politica e il ripagamento dei debiti nei confronti dei creditori internazionali della Troika, scongiurando un’uscita dall’area euro.

Sul listino italiano si segnala però il tonfo di Saipem. Il titolo del gruppo energetico perde oltre -10%. Le quotazioni dell’azienda continuano a scontare il crollo del greggio. Vendite scatenate anche su Banca Carige, con il titolo che è stato sospeso anche per eccesso di ribasso dopo essere scivolato -8,3%. L’istituto paga le notizie riguardanti un esposto della Consob.

I realizzi scattano dopo che le autorità di regolamentazione dei mercati hanno contestato il bilancio del 2013. La banca ha negato irregolarità.

Gli altri titoli bancari scambiati sul Ftse Mib fanno dietrofront: Mps -3,28%, Bper -3,52%, BPM -0,56%, Banco Popolare -3,19%, Intesa -0,18%, Ubi Banca -2,52%, Unicredit -0,61%. Tra i titoli di altri settori Enel -2,08%, Eni -1,47%, FCA +1,21%, Pirelli +1,58%.

Non sono d’altronde positive le notizie che interessano le banche. Stando al rapporto di Bankitalia, ad esempio, in novembre i finanziamenti al settore privato, “corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno segnato una contrazione dell’1,6% su base annua”, dopo il -2,1% di ottobre. Aumento delle sofferenze, con il tasso di crescita su base annua, “senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche, pari al 18,4%”.

Tutto questo, mentre la stessa Bankitalia tratta con il governo Renzi e la Bce su un piano per salvare gli istituti di credito italiani, e il Financial Times sottolinea che le banche che si ritiene abbiano livelli di capitale insufficienti in un contesto difficile come quello attuale sono Unicredit, Raiffeisen, BNP Paribas, Société Générale, Deutsche Bank e Commerzbank.

Preoccupazioni sempre per l’Eurozona, dal momento che diverse banche Usa, tra cui Citi e Goldman si starebbero preparando allo scenario dell’uscita della Grecia dall’euro, dunque al Grexit.

Sul mercato dei titoli di stato, spread BTP-Bund in calo -3,94% a 136,97 punti base circa, a fronte di un rendimento decennale all’1,81%.

Sul valutario, il dollaro torna a salire dopo la debolezza legata al rapporto sull’occupazione Usa ha messo in evidenza un inatteso calo dei salari, fattore che ha reso più incerto l’outlook di un rialzo dei tassi sui fed funds Usa.

L’euro scende -0,12% a $1,1825; dollaro/yen -0,02% a JPY 118,48. Euro/yen -0,14% a JPY 140,13.

Continua il crollo dei prezzi del petrolio, con i futures sul contratto a New York Wti che la scorsa settimana ha perso -8,2% e il Brent -11%. Oro in rialzo +0,45% a $1.221,60, mentre il rame è scambiato al valore più basso dal 2009. Al momento il contratto sul petrolio WTI perde -4,63% a $46,12, mentre il Brent fa segnare un -4,95% a $47,63 per barile.

Mercati asiatici contrastati, Nikkei 225 +0,18%, Hong Kong +0,25%, Sidney -0,78%, Shanghai fino a -2,8% per poi limare le perdite a -1,65%, Seoul -0,19%. (Lna-DaC)