Borsa Milano: riduce perdite del finale, ma maglia nera in Europa

2 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Al contrario del resto d’Europa il secondo trimestre inizia in rosso per la borsa di Milano. Dopo un inizio di giornata positivo, Piazza Affari archivia la giornata di contrattazioni in territorio negativo, riducendo comunque progressivamente le perdite sul finale.

Il Ftse Mib fa -0,19% appena sotto 15.950 punti circa. Le altre borse europee virano invece in positivo sul fianel, con Londra che chiude a +1,85%, Francoforte +1,58%, Parigi +1,14% e l’indice Eurostoxx 50 +0,87%.

“A prescindere da quello che sarà il corso degli eventi, la crisi dell’Eurozona non è assolutamente conclusa – ha commentato in un’intervista a Bloomberg Stephanie Kretz, strategist presso Lombard Odier, a Londra – “E’ molto probabile che in futuro si assisterà a un deprezzamento significativo dell’euro”.

Sul fronte del mercato dei titoli di stato, lo spread BTP/Bund a dieci anni riduce notevolmente le perdite e, dopo aver ceduto più del 3% in mattinata, è in calo dell’1,36%, a 326,36 punti base, a fronte di rendimenti decennali in flessione dello 0,45% al 5,09%.

In più, arriva la notizia secondo cui la banca centrale tedesca non accetterà bond presentati come garanzia dall’Irlanda, Grecia e Portogallo. “Si tratta di una notizia negativa per i debiti sovrani dell’area euro e nel complesso per i sistemi bancari, soprattutto quelli di Grecia, Portogallo e Irlanda – ha scritto in una nota Alain Laurin di Moody’s, precisando che “l’annuncio alimenta interrogativi sulla coesione delle decisioni tra le banche centrali dei diversi paesi”.

Nel finale, il Ftse Mib riesce comunque a ridurre le perdite, che avevano colpito soprattutto le banche. Banca Popolare dell’Emilia Romagna -1,57%, BPM -1,96%, Ubi Banca eccezione insieme a MPS con +0,50%, Banco Popolare -0,56%, MPS torna a guadagnare con +2,31%, Unicredit -1,97%. Tra altri titoli male Fiat, -1,50%, in attesa dei numeri sulle vendite di auto in Europa. L’amministratore delegato Sergio Marchionne ha definito il mese di marzo “terribile”, prevedendo un calo delle vendite del 40%.

Molto male, con un Unipol che ha perso fino a -10%, a seguito della operazione di raggruppamento delle azioni, che prende il via nella giornata di oggi.

Intesa SanPaolo -1,26% nonostante il buy di Goldman Sachs, che ha anche affermato che le condizioni in cui versano le banche europee sono migliori rispetto a quelle dello scorso anno. In particolare, anche nel resto dell’Europa sono le banche a soffrire: d’altronde, aumentano i dubbi sulla loro reale capacità di risolvere l’esposizione al problema deidebiti sovrani.

Giudizio di JPM Morgan poi su Atlantia (+0,56%): la banca ha alzato il target price da 13,80 a 14,20 euro, motivando il proprio ottimismo con la strategia di diversificazione della società italiana che vede protagonisti i mercati del Cile e del Brasile. Nonostante questo, JPM abbassa le stime sugli utili del 2012 e del 2013, per il forte calo del traffico in Italia. Segni positivi invece per Ferragamo +2,96% e Pirelli +3,64%.

In generale sull’Europa, dopo due settimane di ribassi l’indice di riferimento Stoxx Europe 600 è riuscito a beneficiare soltanto all’inizio del rialzo del dato relativo all’attività manifatturiera cinese. L’indicatore è salito da 51 punti di febbraio a quota 53,1 nel mese di marzo.

Il primo trimestre del 2012 si è rivelato positivo per l’azionario europeo che, nonostante il ripresentarsi dei problemi legati alla crisi dei debiti sovrani e il nodo costante della Grecia – a cui si sono aggiunti i timori sul destino di Spagna e Portogallo – ha concluso il migliore trimestre dal 2006, salendo (il riferimento è all’indice Stoxx Europe 600), del 7,7%. I primi tre mesi dell’anno si sono conclusi poi con l’annuncio dell’accordo dei ministri finanziari dell’Eurogruppo sul potenziamento del “firewall”, ovvero del muro di protezione per salvare l’Europa dalla crisi dei debiti sovrani, fino a oltre 800 miliardi di euro.

Ma la situazione rimane preoccupante, come afferma anche l’economista Nouriel Roubini, che parla di rischio di una recessione prolungata consigliando alla Bce di svalutare ulteriormente la moneta unica.

Niente di buono, poi, dal fronte economico. Dal fronte occupazionale, numeri da brivido e carrellata di record negativi per l’Italia.

L’indice Pmi dell’Ue 17 dimostra inoltre che l’industria manifatturiera dell’area euro continua a riportare trend da piena recessione; il dato tocca il minimo degli ultimi tre mesi, a 47,7 punti dai 49 di febbraio: il Italia, calo Pmi per l’ottavo mese consecutivo. Sorpresa invece per la Gran Bretagna, che vede l’indice Pmi salire a 52,1 punti, a un livello migliore delle attese. Bene anche l’Irlanda, che ha assistito a un miglioramento notevole dei nuovi ordinativi e delle esportazioni e che in qualche modo continua a distinguersi dalla “maledizione” che colpisce gli altri Piigs.

Decisamente deludente invece il Pmi spagnolo, che si conferma un disastro, registrando il peggioramento più forte in 11 mesi. E l’allarme arriva anche da Francia e Germania, area “core” dell’Europa, che sembra si stia facendo trascinare nel buco della recessione dai paesi periferici. L’indice Pmi francese è stato particolarmente negativo, scendendo dai 50 punti – soglia che segna il confine tra fase di contrazione e recessione – a 46,7 punti; il Pmi della Germania è sceso anch’esso sotto quota 50, mentre quello dell’Italia si è mantenuto praticamente piatto a 47,9 punti, confermando comunque il periodo recessivo del paese.

Sul fronte valutario, l’euro perde nei confronti del dollaro lo 0,32% a $1,3314, calando dell’1,42% nei confronti dello yen a JPY 109,31. Rapporto dollaro/yen -1,07% a JPY 82,10. Gli investitori continuano così, come la settimana scorsa, a rifugiarsi sulla moneta giapponese.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, i futures sul petrolio virano in territorio positivo e salgono dello 0,80% a $103,84 al barile, mentre le quotazioni dell’oro avanzano dello 0,69% a $1.683,50 l’oncia.