Borsa Milano positiva. Ma freno da bancari e Mediaset (oltre -4%)

9 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Prosegue in rialzo la seduta per la Borsa di Milano, che estende la striscia di giornate positive, e per la moneta unica, entrambe sostenute dai verbali della Fed da cui si capisce che un rialzo dei tassi di interesse non avverrà prima del 2016.

Il Ftse MIB chiude con +0,46% a 22.257,89 punti, con i mercati europei che hanno riportato la performance settimanale piu’ convincente da gennaio. Ottobre è partito con il piede giusto, dopo che settembre e agosto sono stati da dimenticare. Basti pensare che da lunedi’ l’indice di riferimento paneuropeo FTSEurofirst 300 ha guadagnato +5% circa.

Le minute della banca centrale Usa aiutano non solo l’euro ma anche il petrolio: i mercati puntano ora su un’economia americana più in salute, sperando nell’allontanamento dello spettro di una manovra di politica monetaria restrittiva da parte della Fed. I prezzi del petrolio scontano inoltre le paure circa l’intensificarsi della guerra per procura in Siria, dove la Russia continua a bombardare i ribelli anti governativi.

Sul Ftse Mib soffrono i bancari, con Mps -1,04%, Bper -0,19%, BPM -0,99%, BP -0,14%; tra altri titoli Buzzi Unicem -2,11%, Campari +0,89%, FCA +2,60%, Cnh Industrial +1,73%, Eni +0,26%, Finmeccanica +1,08%, decisamente male Mediaset, che perde -4,10%, dopo l’annuncio dei dati sul numero di abbonamenti alla pay-tv Premium a fine settembre; Saipem +2,93%, Telecom Italia +1,57%, Yoox Net-A-Porter-Group -2,95%.

A livello europeo, le quotazioni del colosso Glencore hanno corso a Londra dopo che la società ha annunciato forti tagli alla produzione di zinco, al fine di rassicurare investitori e creditori. In seguito alla notizia, i prezzi della materia prima sono saliti +10% circa.

Alcoa ha ridotto in maniera significativa le stime sugli affari fatti in Cina. I risultati del gruppo dell’alluminio hanno deluso nel terzo trimestre. I profitti conseguiti sono stati pari a 44 milioni di dollari, in forte calo rispetto ai 149 milioni dello stesso periodo del 2014. L’utile per azione è pari a 0,07 dollari. Gli analisti si attendevano un risultato di 0,13 dollari per azione.

In ambito macro ha deluso la produzione industriale itaiana, che ad agosto si è contratta dopo l’exploit di luglio. In Francia la produzione è cresciuta invece dell’1,6%, in rimonta e sopra le attese.

La Federal Reserve si è detta preoccupata per il rallentamento dell’economia cinese e per il dollaro forte. Le parole riducono l’appeal speculativo del dollaro, smorzando ulteriormente le prospettive di un imminente rialzo dei tassi da parte del Fomc, il braccio di politica monetaria della banca centrale Usa.

Accelera così l’euro, che si attesta intorno a quota 1,1364 dollari (+0,78%).

Il dollaro viene demolito in Asia durante le contrattazioni asiatiche. In particolare le monete dei paesi in via di Sviluppo, come i Baht thailandese, il Won sudcoreano, la Rupia indiana e il Ringgit della Malaysia hanno guadagnato quasi il 3% nei confronti del biglietto verde. Il Forex asiatico è in progresso da ormai sei giorni rispetto al dollaro Usa e si è rafforzato in otto sedute delle ultime nove, completando cosi’ la striscia di nove giorni maggiormente positiva da maggio 2009.

Alla fine della seduta a Piazza Affari, tuttavia, il dollaro è in recupero sullo yen con +0,31% a JPY 120,30. In ripresa anche sulla sterlina, con GBP/USD -0,27% a 1,53. La valuta Usa cede invece sul dollaro canadese, -0,58% a 1,2941, e sul franco svizzero, -0,46% a CHF 0,9617. Euro sale sullo yen con +1,10% a JPY 136,73. Euro/sterlina +1,04% a GBP 0,7424. Euro/franco svizzero +0,29% a CHF 1,0928.

Tra i listini azionari asiatici, Tokyo +1,64%, Hong Kong +0,46%, bene anche Shanghai, che però ha rallentato la corsa nel finale, comunque guadagnando oltre +1%.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio Wti in rialzo +0,93% a $49,89 al barile. Brent -0,32% a $52,88, oro +1,69% a $1.158,24.

(DaC-Lna)