Borsa Milano giù, spread fino a oltre 105. Balza Prysmian

18 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Borse europee contrastate, a Piazza Affari il Ftse Mib riduce lievemente le perdite risalendo dai minimi, ma perde -0,69%, a 22.565 punti. L’indice ha ceduto durante la sessione oltre -1%. Sul mercato dei titoli di stato, lo Spread tra Btp e Bund ha oltrepassato anche i 105 punti base. I tassi decennali sui bond governativi italiani si attestano all’1,32% dall’1,26% di ieri.

L’ampliamento accentuato del differenziale si spega con il calo dei tassi dei titoli del debito pubblico tedesco. Una flessione indotta dall’esito dell’asta del Bund decennale. Il collocamento è avvenuto a un rendimento dello 0,25%, il nuovo minimo storico per il mercato primario, a fronte di una domanda decisamente robusta.

La tensione si spiega con l’attesa per il verdetto Fed, che arriverà alle 19.30 circa ora italiana. Prima ci sarà l’annuncio sui tassi sui fed funds, che molto probabilmente verranno lasciati al minimo storico, poi sarà la volta della conferenza stampa del numero uno della Fed, Janet Yallen.

Il timore, come afferma Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund numero uno al mondo Bridgewater Associates, è che la Fed commetta lo stesso errore del 1937, quando alzò i tassi troppo velocemente, al punto da provocare una vera ondata di sell sui bond e sull’azionario.

È probabile che la banca centrale finisca per rimuovere il riferimento all’essere paziente, prima di tornare ad alzare il costo del denaro, una rassicurazione – quella della pazienza – che ha sostenuto l’azionario fin qui. Tale decisione aprirebbe la porta a una stretta monetaria a partire da giugno, se non prima. Le autorità di politica monetaria americane si esprimeranno oggi anche sullo stato di salute della maggiore economia al mondo, oltre che stabilire il tempismo del primo aumento dei tassi di riferimento dal 2006.

Sul mercato italiano pesano i ribassi delle banche e di FCA -2,84%, titoli colpiti dalle prese di profitto. “Sono prese di beneficio fisiologiche, inoltre c’è l’attesa per la Fed”, commenta a Reuters un trader.

Mps -0,52%: la Fondazione deve ancora trovare una lista di nomi per il CdA, mentre si fa il nome di Lorenzo Bini Smaghi per la successione di Alessandro Profumo alla presidenza del travagliato gruppo, che si appresta a varare un aumento di 3 miliardi di euro dopo quello monstre da 5 miliardi dell’anno scorso.

Bper -0,26%, BPM -1,91%, BP -2,61%, Intesa -2,5%, Ubi Banca -1,43%, Unicredit -2,25%. T

ra gli altri titoli Autogrill -1,73%, Enel Green Power +2,35%, Eni +1,50%, Finmeccanica -2,84%, Moncler -2,44%, Saipem +2,02%, decisamente male Telecom -3,26%; i rumor riguardanti l’acquisto di una concorrente fanno bene ai titoli Prysmian, che hanno segnato un balzo anche superiore al 4%.

Sempre sul versante societario, l’agenzia di rating Moody’s ha detto che potrebbe rivedere in meglio di un gradino il rating sul credito di Intesa Sanpaolo e Unicredit a ‘Baa1’. Le notizie non hanno però alcun effetto benefico sui corsi azionari dei due gruppi bancari principali d’Italia.

Sullo sfondo rimane la crisi greca. Il primo ministro ellenico, Alexis Tsipras, solleverà la questione della liquidità durante un incontro con i leader europei a margine del summit di questa settimana a Bruxelles.

Tutti i mercati mondiali sono titubanti in attesa della decisione della Federal Reserve riguardo ai tassi di interesse. “Ci aspettiamo un tiro alla fune tra orsi e tori”, osserva a Reuters Hue Frame, senior adviser di Atlantic Pacific Securities.

Dopo un avvio incerto l’indice MSCI della regione Asia Pacifico è avanzato di mezzo punto percentuale circa. Shanghai si rende invece protagonista di una gran bella prova. L’indice generale al termine degli scambi mostra un progresso del 2,09% a 3.579 punti. In Cina si scommette su un’altra manovra di stimoli monetari. L’indice Nikkei della borsa giapponese ha terminato in rialzo dello 0,55% a 19.544,48 punti, sui massimi degli ultimi 15 anni.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio ancora sotto pressione. Il derivato WTI cede -2,85% a 42,22 dollari al barile, mentre il Brent fa -2,25% a 53,44 dollari. I contratti sull’oro sono poco mossi (+0,08%) a 1.149,10 dollari l’oncia. L’argento cala -0,40% a 15,52 dollari.

Sul valutario, l’euro +0,36% a $1,0635. Dollaro/yen -0,37% a JPY 120,90. Euro/franco svizzero -0,81% a CHF 1,0575. Euro/yen +0,04% a JPY 128,61.

(DaC-Lna)