Borsa Milano: fino a -4,5% in due giorni, spread oltre 250

20 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – In due giorni, il Ftse Mib della Borsa di Milano ha perso fino a – 4,5%. Dopo la pessima giornata della vigilia, l’indice ha aperto in ribasso per poi incrementare le perdite e cedere l’1,41% in chiusura, bucando la soglia dei 17.000 punti.

Pesanti anche le altre piazze europee: Francoforte cede lo 0,85%, Londra lo ,27%, Parigi l’1,29% e Madrid l’1,82%. L’euro chiude a $1,3431, poco sotto la soglia record degli ultimi mesi a causa dell’indebolimento del dollaro per via dell’indecisione sui prossimi passi della Fed.

La domanda che gli operatori si fanno con insistenza è: si tratta di semplici prese di beneficio o è l’inizio di una fase di correzione?

Di certo una cosa è chiara: il chiodo fisso degli investitori di tutto il mondo è lo spettro del ‘tapering’ da parte della Fed. Più i dati economici provenienti dagli Stati Uniti sono positivi, più si teme che Ben Bernanke e colleghi staccheranno la spina al programma di quantitative easing.

Risultato, gli investitori continuano a scappare dai beni rifugio, con i tassi sui Treasuries che viaggiano al massimo dal luglio del 2011 a causa del pesante sell off sui bond Usa; Wall Street si allontana sempre di più dai massimi, inanellando sedute con il segno meno; la conseguenza è che, complice anche lo scenario politico incerto, Piazza Affari viene attaccata dalle vendite e lo spread rialza la testa.

Alla vigilia, gli smobilizzi hanno portato il Ftse Mib a cedere -2,5%, travolto dalle vendite sui bancari, con Unicredit fino a -5%. Oggi, si ripete il copione. Sono infatti i titoli bancari a essere travolti dalle vendite. Ma forti smobilizzi interessano anche Mediaset e Fiat.

Finita l’illusione estiva? D’altronde diversi economisti avevano lanciato avvertimenti sulla decorrelazione (l’ennesima) tra andamento dell’azionario e fondamentali dell’economia, in particolar modo europea. Il risultato delle vendite di ieri è che l’EuroStoxx 50 è reduce dalla perdita più sostenuta in sei settimane e il Ftse Mib ha sofferto calo più forte in due mesi.

Dal fronte economico europeo, resi noti i dati relativi alla produzione edilizia dell’Eurozona, +0,7% su mese, ma -3% su base annua e i prezzi alla produzione della Germania, -0,1% a luglio.

Male anche l’azionario asiatico, che scende al livello più basso in sei settimane. Esodo dai mercati emergenti, con $8,4 miliardi che sono stati ritirati dagli investitori dai relativi ETF nell’arco di quest’anno. La fuga colpisce anche le valute.

La rupia indiana testa il minimo di sempre, la Thailandia è in recessione e il deficit delle partite correnti dell’Indonesia ha portato la valuta del paese al valore più basso dal 2009, con l’indice azionario indonesiano di Jakarta -4,5%, ufficialmente nel mercato orso, visto che ha perso -22% dal massimo di sempre testato a maggio.

Sul comparto obbligazionario, le vendite sui bond indiani a 10 anni hanno portato il rendimento al 9,47%, ovvero al massimo dal 2001, prima di rallentare al 9,26%.

Tornando ai listini asiatici, il Nikkei ha chiuso vicino al minimo in due mesi -2,63%, mentre gli indici australiano -0,67% e sudcoreano -1,55% ai valori più bassi in una settimana. Shanghai Composite -0,53%, Hong Kong -1,74%.

BTP ITALIA – Spread Btp-Bund in rialzo +4,87% a 251,56 punti base contro i 237 punti della chiusura ieri, a fronte di un rendimento decennale +1,20% al 4,31%.

PIAZZA AFFARI – Forti smobilizzi sui bancari. In calo del 4,2% Mps, anche sospesa per eccesso di ribasso, -5% Finmecannica, penalizzato per la richiesta di risarcimento delle ferrovie belghe per Ansaldo Breda. Tra i pochi titoli positivi Diasorin.

ALTRI MERCATI – In ambito valutario, euro +0,73% a $1,3431, dollaro/yen -0,47% a JPY 97,09; euro/franco svizzero invariato a CHF 1,2323. Euro/yen +0,29% a JPY 130,43.

Sui mercati delle commodities, i futures sul petrolio -1,19% a $105,83 al barile, oro +0,62% a $1.374,70 l’oncia.

ANALISI MERCATI DI MPS CAPITAL SERVICES

Tassi & Congiuntura: in area Euro tassi governativi in generale rialzo in modo particolare in Italia con allargamento dello spread vs Germania (da 230 a 238pb) e riduzione di quello vs Spagna, ora sotto i 15pb. Il decennale tedesco ha raggiunto quota 1,90%, massimo da marzo 2012 ma il rialzo maggiore è stato registrato dal Btp 10 anni, arrivato al 4,28% dal 4,18% dello scorso venerdì.

La riduzione del differenziale verso Spagna è attribuibile in parte alle maggiori incertezze politiche ed in parte all’annunciata riduzione degli ammontari delle aste spagnole dal prossimo mese. Nel corso della giornata sono inoltre arrivate le dichiarazioni della Bundesbank che, nel bollettino mensile di agosto, ha sottolineato come la recente introduzione di linee guida di politica monetaria non escluda la possibilità di un rialzo dei tassi in caso di minacce inflattive. ll fattore trainante rimane al momento l’attesa di recupero delle economie dell’area (giovedì gli indici pmi sono chiamati ad un ulteriore test di tale ipotesi) e dall’altra parte l’impatto dell’imminente riduzione del piano Fed.

Questa mattina si sta assistendo ad una continuazione dell’allargamento dello spread nuovamente sopra quota 240pb, con tassi tedeschi in calo ed italiani in direzione leggermente opposta. Negli Usa ennesimo record da due anni del tasso decennale, che ha ieri sfiorato quota 2,90%. Il tema riduzione del piano Fed rappresenta il “tormentone” quotidiano degli investitori, in attesa delle minute Fed di domani per comprendere il grado di coesione all’interno del board sulla citata ipotesi di riduzione (tapering).

Osservando la dinamica dei mercati di questi giorni l’impressione è che dal punto di vista degli operatori sia in discussione non tanto la partenza del tapering a settembre quanto piuttosto la velocità con cui la Fed implementerà questa decisione. Nel frattempo, il forte rialzo dei Treasury sta impattando fortemente nella stessa direzione soprattutto sui bond dell’area emergente dove contestualmente si sta assistendo a forte deprezzamento delle valute locali oltre ad indicazioni di fuoriuscita di capitali.

Il differenziale tra i bond dell’area emergente ed i Treasury (misurato tramite l’indice EMBI+ spread) è arrivato a quota 342pb, massimo da oltre un mese. L’approssimarsi della pubblicazione domani delle minute Fed, potrebbe comportare una temporanea fase di stabilizzazione dei Treasury. Indicazioni in tal senso arrivano questa mattina dalle quotazioni dei future, con tasso decennale nuovamente vicino al 2,80%.

Valute: l’euro continua a permanere sopra quota 1,33. Ieri è stata nuovamente sfiorata la resistenza a quota 1,3380, subito dopo le indicazioni arrivate dalla Bundesbank che non ha escluso la possibilità di un rialzo dei tassi. Per oggi, in assenza di particolari spunti giornalieri, i livelli di supporto e resistenza rimangono indicativamente gli stessi segnalati ieri, pari rispettivamente a 1,3280 e 1,3380.

Notte di apprezzamento per lo yen verso tutte le principali valute (emergenti e non) in un contesto di vendite sulla maggior parte delle borse mondiali. Verso euro il cambio si colloca poco al di sopra del supporto 129,40, con il successivo importante livello che passa in area 128.

Dollaro australiano in deprezzamento verso quasi tutte le principali valute questa notte dopo la pubblicazione dei verbali relativi alla riunione della banca centrale (RBA) del 6 agosto. L’istituto ha dichiarato che l’andamento del cambio sarà importante per decidere la futura politica monetaria ed ha lasciato aperta la porta ad ulteriori tagli del tasso di riferimento se necessario.

Nuovo minimo storico per la rupia indiana verso dollaro su timori di un’accelerazione dell’uscita di capitali stranieri dal paese dopo le misure restrittive delle autorità locali ed in vista del tapering della Fed. In calo sia il mercato azionario che i bond locali.

Ancora in deprezzamento anche il real brasiliano , ai minimi dal 2009 vs dollaro. Sui minimi da 1 anno il baht tailandese dopo che ieri la Tailandia ha confermato nel secondo trimestre l’entrata ufficiale in recessione per la prima volta dal 2009. Dopo la rupia indiana, la peggior valuta mondiale della notte è stato il dollaro neozelandese in seguito a misure restrittive sui mutui delle banche ed alla dichiarazione del governatore della banca centrale secondo cui la propria valuta è sopravvalutata.

Commodity: giornata negativa con il solo indice settoriale agricolo che ha chiuso in territorio positivo guidato dal rialzo di mais (4,7%), soia (3,5%) e grano (1,6%) su timori che l’aridità negli Usa possa danneggiare la qualità del raccolto locale.

Prese di profitto hanno interessato i metalli non ferrosi con il rame (-1,3%) che ha registrato il calo maggiore da quasi 3 settimane. Cali più contenuti per il petrolio con il Wti (-0,3%) ed il Brent (-0,5%) in territorio negativo grazie al venir meno dei timori di una tempesta tropicale nel Golfo del Messico.

Non mancano però le revisioni al rialzo dei target sul Brent da parte degli analisti: ieri Goldman Sachs ha portato il target di breve periodo a 115$/b citando i problemi dell’offerta libica ed irachena. Secondo un documento datato 18 agosto, la Libia ha dichiarato lo stato di forza maggiore in 4 porti in seguito allo sciopero del personale di vigilanza.

Infine giornata negativa per i metalli preziosi con l’oro che stamani scambia poco sopra i 1350$ e l’argento sotto i 23$ in attesa della pubblicazione dei verbali Fed in programma domani sera.

INFORMAZIONE DI STAMPA SUI TITOLI DI MPS CAPITAL SERVICES

ACEA – La società ha deliberato l’autorizzazione all’emissione di un prestito obbligazionario per un importo massimo di 750Mln€.

ATLANTIA – L’A.D. della società, Giovanni Castellucci, ha dichiarato che la società non ha esigenze di rifinanziamento e che pertanto non ha ragione di emettere nuovi bond. L’A.D. ha inoltre evidenziato gli ulteriori miglioramenti dei dai sul traffico autostradale.

AUTOGRILL – La quotazione di World Duty Free (controllata della società) sulla Borsa di Milano è attesa per ottobre.

ENI – Il presidente della società, Giuseppe Recchi, ha dichiarato che la produzione in Egitto non ha subito rallentamenti e non ha incontrato problemi. Il gruppo realizza infatti nel Paese nordafricano il 13,5% della produzione di idrocarburi e il 4,5% circa del fatturato complessivo.

FIAT – Il Governo italiano, tramite il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, ha chiesto alla società maggiori investimenti in Italia. L’A.D. del gruppo, Sergio Marchionne, sembra essere intenzionato a svolgere un confronto su tale tema. La società ha inoltre annunciato il rinnovo della collaborazione commerciale con Itaù Unibanco per i prossimi dieci anni.

ITALCEMENTI – La società dichiara di seguire gli sviluppi politici in Egitto con la “massima attenzione, pur senza particolare allarmismo per quanto riguarda l’operatività industriale”. Il gruppo ha inoltre specificato che l’attività di produzione prosegue “senza significative interruzioni in tutti gli impianti presenti nel Paese”. Intanto l’agenzia di rating Moody’s vede al ribasso il corporate rating assegnato al gruppo e quello dei senior unsecured bond di Italcementi Finance SA, da Ba2 a Ba3 con outlook da negativo a stabile.

PIAGGIO – Dopo le vendite sotto le attese nel mese di luglio, segnali negativi per la società vengono dalla forte svalutazione della rupia indiana dato che il gruppo realizza il 29% delle proprie vendite in India.

TELECOM ITALIA – La Commissione UE prevede tempi abbastanza per la valutazione del progetto di scorporo della rete di accesso della società; l’istruttoria dell’Authority nazionale potrebbe infatti durare fino al 2015.

UBI BANCA – La società ha ceduto il 100% della controllata svizzera Banque de Depots et de gestion SA a Banque Cramer & Cie (gruppo Norinvest).

JP MORGAN – La società è finita nuovamente sotto indagine delle autorità americane per presunta corruzione in Cina. Secondo quanto riportato dal New York Times , la società finanziaria avrebbe assunto nella filiale cinese figli di politici e alti funzionari statali in modo da concludere contratti vantaggiosi nel Paese sui mercati dell’energia. Il quotidiano statunitense stima che le continue indagini con i relativi ricorsi potrebbero costare alla banca 7Mld$ circa in più rispetto alle riserve accantonate per queste evenienze.