Borsa Milano: da Exor ad Atlantia, è fuga da Piazza Affari. Ecco perchè

25 Novembre 2022, di Alessandra Caparello

Un anno da dimenticare il 2022 per la Borsa di Milano con l’addio di ben 11 società e a cui presto si aggiungerà anche Atlantia. Schema Alfa, veicolo della famiglia Benetton e del fondo Blackstone, ha superato il 90% del capitale di Atlantia e potrà quindi procedere al delisting.

Lo dice una nota Schema Alfa precisando che, nel corso della riapertura dei termini avviata lo scorso 21 novembre e fino al termine delle negoziazioni di ieri, risultano portate in adesione all’offerta ulteriori 21.541.392 azioni (pari al 2,609% del capitale). Il periodo di riapertura dei termini si concluderà domani. La quota va sommata all’87,354% del capitale detenuto dall’offerente e allo 0,824% di azioni proprie. “Schema Alfa ricorda che l’offerta è finalizzata a ottenere il delisting, a cui si intende dare esecuzione non appena possibile nelle settimane successive”, sottolinea la nota.

Da Exor ad Atlantia: chi ha abbandonato borsa

Prima di Atlantia è toccato ad Exor, holding della famiglia Agnelli, a trasferirsi alla borsa di Amsterdam. Autogrill dovrebbe essere delistato dopo una fusione con la svizzera Dufry, mentre il destino del calzaturificio Tod’s rimane incerto dopo il fallimento di un’offerta di acquisto da parte del suo principale azionista.

Anche CNH Industrial, le cui azioni sono quotate sia a Milano che a New York, sta valutando la possibilità di porre fine alla doppia quotazione e di concentrarsi sul NYSE.

I motivi dietro la fuga da Piazza Affari

Sale quindi il numero di società che dicono addio alla piazza italiana e si teme per la tenuta della stessa. In verità la scarsità di quotazioni in Italia è un problema perenne. Negli ultimi 20 anni, il mercato principale ha perso 268 società quotate e ne ha guadagnate solo 185, secondo una ricerca di Intermonte pubblicata lo scorso marzo.

Il fatto che ci siano relativamente poche società quotate in borsa ha le sue radici nella storia del Paese, afferma Andrea Beltratti, professore di Economia politica all’Università Bocconi di Milano. Secondo Beltratti, l’Italia non ha una lunga tradizione di finanza azionaria e la sua economia è stata relativamente debole negli ultimi 20 anni.

La forte presenza di banche e altri intermediari finanziari in Italia ha soppiantato il ruolo dei mercati, per cui le aziende hanno spesso preferito chiedere finanziamenti a loro. “I vantaggi di essere quotati sono la facilità di raccogliere capitali e la reputazione (posizione), ma ci sono anche dei costi, associati alla regolamentazione, alla necessità di trasparenza e alle numerose interazioni con gli investitori”, ha detto Beltratti. “Non credo che questi problemi possano essere risolti in mesi o addirittura anni, perché si tratta di una questione culturale”, ha concluso Beltratti.

A dover di cronaca c’è da sottolineare da ultimo che se 12 società se ne sono andata da Piazza Affari, quattro sono le nuove entrate nel mercato principale di Euronext Milano, tra cui il produttore di autocarri Iveco, frutto di uno spin off e altre due società sono passate dal più piccolo Euronext Growth Milan. La situazione è più sana per lo stesso Euronext Growth Milan, un mercato dedicato alle piccole e medie imprese con requisiti minimi di accesso. Nel 2022 ha contato 18 nuove quotazioni, ma la capitalizzazione complessiva del mercato rimane comunque molto bassa.