Borsa Milano chiude in leggero calo, Ftse Mib -0,30%

16 Settembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Piazza Affari chiude in rosso, ma lontana dai minimi di giornata. Dati macro non incoraggianti e previsioni al ribasso sul Pil hanno pesato sui mercati mentre dall’altra parte dell’oceano c’è attesa per le prossime mosse della Fed. Al via oggi la due giorni della Fed, con il FOMC che domani serà annuncerà una decisione sui tassi.

Il listino Ftse Mib cede lo 0,30% a 20.788 punti. Spread stabile in area 140 punti base nonostante le tensioni geopolitiche e le previsioni negative sull’economia.

Tra le banche le vendite hanno colpito Banco Popolare (-1,75% a 12,32 euro), Montepaschi (-2,99% a 1,07 euro), Popolare dell’Emilia Romagna (-1,99% a 6,40 euro) e Intesa SanPaolo (-0,74% a 2,408 euro).

Invariata Ubi Banca a 6,325 euro, mentre Unicredit è riuscita a strappare un rialzo dello 0,32% a 6,215 euro. Sotto i riflettori Telecom Italia (-2,01% a 0,90 euro) dopo le indiscrezioni de Il Sole 24 Ore secondo cui l’Ad Marco Patuano starebbe studiando un’alleanza con Oi per evitare che Tim Brasil sia soltanto preda ma piuttosto regista di un processo industriale di consolidamento nelle telefonia in Brasile.

Martedì nero per Yoox che ha mostrato un tonfo del 4,88% a 18,11 euro dopo i riscontri arrivati da Asos.

Bene Eni (+0,75% a 18,73 euro) dopo le parole del premier Matteo Renzi e sulla scia dell’andamento del settore in Europa. Positiva anche Fiat che ha mostrato un rialzo dell’1,28% a 7,875 euro.

Dati macro>
L’indice tedesco sulla fiducia degli investitori nell’economia ha deluso scivolando per il nono mese consecutivo, testando i minimi di due anni.

In tutta Europa l’andamento è debole, con i mercati che scontano ancora oggi i dati dell’Ocse e sulla scia del dato Ifo. Londra, Francoforte e Parigi perdono rispettivamente lo 0,42% (FTSE), lo 0,43% (DAX) e lo 0,55% (Cac40) dopo la chiusura contrastata di Wall Street, in attesa della Fed e sulla scia dell’incertezza per il voto in Scozia.

Ieri il Nasdaq ha ceduto oltre un punto percentuale in attesa dello sbarco in Borsa del colosso Alibaba. Il gigante cinese dell’e-commerce ha alzato il range di prezzo dell’IPO nel range di 66-68 dollari per azione.

Dopo la revisione al ribasso delle stime sul Pil italiano nel 2014, Delrio ha promesso che il governo non varerà una manovra bis. La gelata dell’Ocse deriva dalla mancanza di investimenti. Roma non riesce ad attirare capitali. Gli economisti prevedono una decrescita dello 0,4% nel 2014, certificando la recessione italiana.

In ambito macro attenzione agli Stati Uniti. Oggi prende il via la due giorni di politica monetaria della Fed. Il mercato è atteso da mesi di alta volatilità. Il periodo di transizione verso un mondo con tassi non più a zero sarà difficile per gli investitori in Asia e Usa.

La Fed potrebbe decidere di anticipare la stretta monetaria per ora prevista a metà 2015.

Sul versante societario, in Europa focus sulle operazioni M&A. La francese Orange comprerà l’operatore tlc spagnolo Jazztel, nel tentativo di competere al meglio con Telefonica e Vodafone.

Da parte sua BNP Paribas ha acquistato la banca polacca Bank BGZ, il gruppo del credito numero 11 del paese per numero di attività.

Buzzi Unicem, attraverso la sua controllata totalitaria Dyckerhoff GmbH, ha raggiunto un accordo per acquisire da Lafarge il 100% del capitale di Uralcement, ad un valore dell’impresa pari a 104 milioni di euro, da corrispondere in contanti.
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Ancora giù le Borse asiatiche, con l’indice della regione che infila la striscia negativa più lunga dal 2002. L’indice MSCI della regione Asia Pacifico cede lo 0,2%. Si tratta del nono giorno consecutivo di cali, la striscia no più lunga dal giugno di 12 anni fa.

Chiusura in flessione per la Cina. A Shanghai il Composite Index cede l’1,82% a 2.296,56 punti, mentre a Shenzhen il Component Index perde il 2,36% a 7.921,07 punti. La Borsa Di Tokyo chiude in calo, con il Nikkei che fa -0,23%.

Tra gli altri mercati, sul valutario l’euro si mantiene sopra $1,29 sul biglietto verde. A pochi giorni dal referendum sull’indipendenza scozzese, la sterlina è in calo dello 0,3% a €1,2501. L’oro sale a 1.236,8 dollari l’oncia. Petrolio in guadagno: prezzi Wti a 92,81 dollari dopo i rialzi di ieri.