Borsa Milano -2,7%, Bce pone freno a tracollo BTP

4 Novembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – La Borsa di Milano conclude la settimanda andando a fondo, con il Ftse Mib che perde fino a più del 3%, prima di ridurre lievemente le perdite e chiude la sessione in calo del 2,66%, a quota 15.347 punti; nella seduta odierna, particolarmente forte è stata la tensione sul mercato dei titoli di stato, con i rendimenti dei decennali che sono volati al 6,42%, al massimo dall’introduzione dell’euro e il differenziale Italia-Germania che è salito fino a 460,2, record assoluto. E i cds (credit default swap), ovvero i contratti per difendersi dal rischio Italia, sono ormai vicini alla soglia dei 500 punti.

Poi le indiscrezioni sugli acquisti della Bce di bond italiani a cinque e dieci anni, hanno posto un freno al sell off dei bond Italiani. Il tasso è sceso così a 451 punti e i rendimenti al 6,340%, comunque sempre a valori altissimi.

Rimangono forti preoccupazioni, visto che banche come ING e BNP Paribas stanno smobilizzando a pieno ritmo i titoli di stato dei paesi dell’Eurozona, compresi i BTP. Il punto è che questi attacchi contro i BTP e l’indice italiano si sono verificati oggi proprio mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parlava, nel corso di una conferenza stampa indetta in occasione del G-20 di Cannes, con a fianco il ministro dell’economia Giulio Tremonti.

Il premier ha ammesso di aver chiesto all’Fmi una “certificazione sulle riforme”. Ma poi ha dipinto un quadro di un paese “con economia e banche solide”; e sulla moneta unica ha precisato: non è colpa dell’euro ma del cambio lira-euro fatto da quel governo”, accusando dunque chiaramente il governo Prodi.

Così si è presentato Berlusconi al G-20, dopo che la coppia Merkel-Sarkozy aveva lanciato un alert sull’Italia nelle ore precedenti, chiedendo una sorveglianza più stringente sul paese; e dopo anche le indiscrezioni secondo cui l’Fmi avrebbe messo a disposizione dell’Italia una linea di credito da 44 miliardi di euro.

Su questo ammontare, sia Tremonti che Berlusconi hanno glissato. Ma intanto la televisione Bloomberg ha riportato una dichiarazione del numero uno dell’Fmi, Christine Lagarde: i rappresentanti dell’Fmi saranno in Italia prima della fine del mese.

Le rassicurazioni del presidente del Consiglio su un’Italia che rimane forte non hanno avuto nessun effetto sui mercati, sia azionari che obbligazionari, che hanno scontato anche le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel, proferite in occasione del meeting del G20. Merkel ha di fatto annunciato la difficoltà che i leader del G20 partecipino al “fondo salva-stati”. Manca inoltre l’accordo su come allocare le risorse del Fondo Monetario Internazionale.

Sull’indice Ftse Mib tornano a perdere le banche, con Unicredit che ha ceduto quasi il 7%. L’istituto di Piazza Cordusio ha pagato due fattori: il primo è il rincorrersi di voci che parlano di un imminente aumento di capitale, il cui valore dovrebbe aggirarsi tra i €4-€7 miliardi. Il secondo è la lista delle 29 banche che è stata presentata dal Financial stability board nell’ambito dei lavori del G20 di Cannes e che elenca quegli istituti che dovranno adeguare i loro requisiti di capitale. Tra questi, c’è la stessa Unicredit.

Sell off anche su altre banche scambiate a Piazza Affari, come MPS -4,58%, Banco Popolare -3,51%, Mediobanca -4,59% Intesa SanPaolo -5,15% e BPM -6,43%. Hanno perso quasi tutti i titoli, con due eccezioni rappresentate da Buzzi Unicem, che ha accolto positivamente i conti ma che ha ridotto totalmente i guadagni nel finale cpm +1,08%, e Banca Popolare dell’Emilia Romagna +2,79%. Molto male infatti anche gli industriali, come Fiat -5,6%, Fiat Industrial -4,7%, Finmeccanica -5,3%.

In rosso anche le altre piazze europee: Londra -0,35%, Francoforte -2,61%, Parigi -2,25% e Madrid -1,64%. A parte il caso Italia – che comunque catalizza ormai l’attenzione di tutto il mondo – i mercati hanno guardato oggi a una carrellata di dati poco convincenti.

Pubblicato il rapporto sull’occupazione Usa, che si è rivelato lievemente peggiore delle attese.

L’indebolimento progressivo dei mercati si spiega anche con la carrellata di dati negativi che hanno confermato l’allarme recessione: si parla del dato sull’attività delle imprese dell’area euro, che è calato a 46,5 punti, sotto la soglia dei 50 punti che rappresentano la linea di demarcazione tra fase di contrazione e espansione.

Si aggiunge anche il dato preoccupante che riguarda direttamente l’Italia e che ha segnato un record negativo. In più, sono crollati anche gli ordini dell’industria in Germania.

Gli indicatori macro confermano l’avvertimento di Mario Draghi che ieri, nella conferenza stampa successiva alla mossa a sorpresa del taglio di 25 punti base dei tassi Ue, all’1,25%, ha mostrato anche coraggio, affermando che l’economia attraverserà un periodo di recessione, seppur molto lieve, verso la fine dell’anno.

Nella giornata di ieri, prendendo le distanze dal suo predecessore e decidendo di abbassare finalmente i tassi, Draghi è stato capace di risollevare il sentiment di mercato e la sua mossa è stata applaudita da più parti. Ma oggi tornano le preoccupazioni sia sui debiti sovrani che sulla recessione. Leggi l’editoriale di Luca Ciarrocca.

Sul fronte Grecia, in giornata si attende il voto di fiducia al governo di Atene, dopo la confusione generata dal premier George Papandreou negli ultimi giorni.

Il premier ha indetto prima un referendum, per permettere ai cittadini greci di esprimersi sul piano di salvataggio a favore dell’Ue in cambio dei sacrifici richiesti (e, ovvio, la risposta sarebbe stata no, aprendo la strada a un default del paese); poi ha ritirato la proposta, chiedendo in cambio l’appoggio dell’opposizione in parlamento, anche in vista di un nuovo governo di unità nazionale. Secondo fonti di mercato, il suo dietrofront repentino sarebbe stato provocato dalla minaccia tedesca di cacciare la Grecia dall’Europa per almeno 10 anni.

Sul fronte valutario, l’euro si è indebolito nei confronti del dollaro a $1,3745 (-0,48%). La moneta unica è rimasta positiva nei confronti del franco svizzero (+0,63%), a CHF 1,2212, e ha chiuso in calo sullo yen, a JPY 107,51.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio sono scesi dello 0,39%, a $93,70 al barile, mentre le quotazioni dell’oro sono in flessione dello 0,58%, a $1.754,90 l’oncia.

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TITOLI A PIAZZA AFFARI: RAPPORTO UNICREDIT

ANSALDO STS (EUR7,605): atteso CdA sui dati del trimestre.

BANCO POPOLARE (EUR1,026): MF scrive che il prossimo 26 novembre verrà varata la fusione nella capogruppo delle popolari di Verona, Novara e Lodi e della Cassa di Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno. Il Corriere della Sera riporta le parole dell’AD Pier Francesco Saviotti, che confermano la non necesittà di un aumento di capitale.

ENEL (EUR3,378): gli analisti di Morgan Stanley hanno avviato la copertura sul titolo con giudizio overweight e target di prezzo a EUR3,90.

INTESA SP (EUR1,184): l’ultimo test condotto dall’European Banking authority (Eba) sulle banche europee, che ha individuato un deficit di capitale di EUR106 mld di cui EUR14,8 mld a carico delle banche italiane, penalizza gli istituti di Italia e Spagna a favore di quelli del Nord Europa; lo ha detto l’AD Corrado Passera.

MEDIASET (EUR2,67): La Repubblica riferisce che il Biscione e Clessidra hanno avanzato un’offerta per rilevare il controllo di Endemol, con un haircut del debito di circa il 50%.

MACROECONOMIA: RAPPORTO UNICREDIT

Si chiude oggi il G20 di Cannes, dedicato principalmente alla crisi debitoria europea che minaccia la stabilità dell’economia mondiale. All’esame dei 20 anche l’iniezione di miliardi di dollari nell’economia mondiale attraverso una seconda “special allocation” dei Diritti speciali di prelievo del Fmi (Sdr). Osservata speciale durante il summit di Cannes è stata l’Italia. Nella bozza del piano di azione del G20 il governo si impegna a conseguire il pareggio di bilancio nel 2013, a ridurre rapidamente il debito in rapporto al Pil dal 2012 e a realizzare tutti gli impegni presi nella lettera all’Ue del 26 ottobre, tra cui la semplificazione delle norme sui licenziamenti. Berlusconi ha annunciato anche che sulle nuove misure chiedera’ la fiducia del Senato in un voto sulle misure anti-crisi nei prossimi 10-15 giorni.