Borsa Milano -0,81%, teme lotta alla troika di Syriza

28 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Sentiment negativo in Europa, l’azionario europeo scende e a soffrire è soprattutto la Borsa di Atene, con l’Athens General Index che ha perso oltre -9%, al minimo dal 2012. A Piazza Affari indice Ftse Mib -0,81% a 20.478 punti.

Smobilizzati anche i bond greci, con i rendimenti a tre anni che sono saliti fino al 16,69%. I tassi sui bond greci a scadenza decennale sono tornati invece al di sopra del 10%, dopo essere scesi al 5,7% a settembre. Da segnalare che a metà del 2012, all’apice della crisi del debito sovrano, avevano superato la soglia del 30%.

Il fatto che Syriza, il partito euroscettico fresco vincitore delle elezioni in Grecia, abbia dimostrato fin dal suo primo giorno al governo di essere pronto a dare battaglia ai creditori internazionali, su tutti i fronti – dalle privatizzazioni, passando per le misure di austerità e la riforma del mercato del lavoro, arrivando fino alla ristrutturazione del debito – non piace ai mercati.

Prese di mira soprattutto le banche greche, con l’indice di riferimento del settore che è crollato al minimo da almeno il 1995. National Bank of Greece, Eurobank Ergasias e Piraeus Bank hanno registrato tonfi fino a -30%. Il settore bancario detiene il 3% dei 323 miliardi di euro di debito ellenico.

Molto pesanti anche la prima utility della nazione, PPC, e l’autorità portuale del Pireo, dopo che il nuovo governo appena insediatosi ne ha subito bloccato la privatizzazione, che era stata accordata con i creditori internazionali della troika in cambio del piano di salvataggio.

Sul listino milanese focus su MPS in attesa del CdA. Titolo chiude in calo di quasi -5%. Occhio che, ordinato dalla Consob tre mesi fa, è da oggi terminato il divieto di vendite allo scoperto sul titolo. Tra altri bancari: Bper -2,42%, BPM invariata, Banco Popolare -1,82%, Intesa -1,22%, Ubi Banca -3,06%, Unicredit -3,24%. Bene invece Finmeccanica dopo il piano industriale, +2,38%, STM -3% dopo i conti fiscali; le quotazioni hanno scontato il calo del fatturato.

Boom dello spread tra i decennali italiani e quelli tedeschi, con un balzo superiore a +8% a 128,65 e i rendimenti decennali all’1,58%.

Sul fronte macro, ai consumatori tedeschi sembra fare comodo la bassa inflazione. La fiducia è destinata a salire di nuovo in febbraio, issandosi ai massimi di 13 anni.
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Attesa per la Fed. L’idea di una Federal Reserve più accomodante dopo i dati macro e le trimestrali Usa poco convincenti, tra cui quelle delle blue chip Dupont, Microsoft e Caterpillar, hanno mantenuto sulle retrovie i rialzisti. La riunione della banca centrale americana si chiude oggi.

Da parte sua Apple ha invece da parte sua battuto anche le più rosee previsioni del mercato, realizzando la tripletta: ha venduto il 46% in più di iPhone del previsto e lo ha fatto a prezzi e guadagni più alti, nell’ultimo trimestre fiscale.

Sul valutario, passo indietro dell’euro, che arretra -0,35% a $1,1341. Dollaro/yen -0,08% a JPY 117,77; euro/yen -0,45% a JPY 133,55

Tra le materie prime il petrolio vanifica rialzi di ieri: il futures scambiato negli Stati Uniti cede -2,64% a 45,01 dollari il barile. Il Brent londinese lascia sul campo lo 0,54% a 49,33 dollari. Oro -0,38% a 1.286,80 dollari l’oncia. Argento piatto, +0,06% a $18,10 l’oncia.

In Asia Borse nervose anche per via della chiusura in pesante rosso di Wall Street ieri, con il Dow Jones cha ha perso ben 291 punti. Pesa lo yen forte. Il Nikkei è riuscito in ogni modo ad avanzare, chiudendo a +0,2% in area 17.796 punti.

(DaC-Lna)