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Borsa Milano -0,73%, euro poco sopra $1,24. Draghi non convince

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MILANO (WSI) – Seduta in preda a forti oscillazioni per Borsa di Milano che è salita con decisione dopo le dichiarazioni di Mario Draghi, presidente della Bce, per poi virare in rosso e chiudere con un calo -0,73% a 19.286 punti.

Dopo la decisione sui tassi di interesse – che sono stati lasciati invariati al minimo storico dello 0,05%, come scontato dai mercati – nel corso della consueta conferenza stampa Draghi ha annunciato che l’istituto è pronto a fare altro nel caso in cui le misure fin qui adottate non dovessero bastare. “Presto inizieremo a comprare Abs” dopo che il mese scorso sono scattati gli acquisti di obbligazioni garantite, con un programma che “durerà almeno due anni”, ha aggiunto il banchiere.

Forti ripercussioni iniziali soprattutto sul mercato valutario, dove si è tornato a scommettere su misure più incisive da parte della Bce. L’euro è sceso sul filo di $1,24, per poi ridurre le perdite. Nel finale euro/dollaro -0,54% a $1,2417. Dollaro/yen +0,17% a JPY 114,82; euro/franco svizzero +0,04% a CHF 1,2041. Euro/yen -0,35% a JPY 142,60.

In generale, gli analisti parlano di riposizionamenti di portafoglio sul valutario in vista anche del report occupazionale governativo Usa, venerdì. “Il mercato sta andando lungo sui dollari da un po’ di tempo e oggi sta semplicemente assistendo a un naturale riposizionamento in vista degli eventi chiave di fine settimana”, dice a Bloomberg Greg Gibbs, numero uno delle strategie di mercato della regione Asia-Pacifico per Royal Bank of Scotland.

Ma sul Ftse Mib le parole di Draghi sono state presto dimenticate, come dimostra la performance dei titoli bancari. Mps -3,62%, Bper -2,63%, BPM -4,57%, BP -2,38%, Ubi Banca -2,59%, Unicredit -0,96%; tra altri titoli sotto pressione Enel -0,96%, Enel Green Power -1,47%, corre Finmeccanica, con un balzo superiore a +6%; bene Prysmian +2,79%. In ambito societario, Apax e Bain hanno sondato Telecom Italia -2,77%, per un’offerta comune su Oi.

Condizionamento negativo da Wall Street che, dopo aver inanellato nuovi record, ha fatto dietrofront, scontando anche la poca fiducia su Draghi e su quelle che davvero -se ci saranno – saranno le altre misure che la Bce è pronta a varare.

Il nuovo forte calo dei prezzi del petrolio ha rinnovato i timori sullo stato di salute dell’economia globale, dopo il taglio delle stime dell’Opec. I futures sul petrolio -1,37% a $77,60 al barile, quotazioni oro -0,03% a $1.145,30.

Chiusura negativa alla borsa di Tokyo sulla scia dei realizzi scattati dopo cinque sedute consecutive al rialzo. L’indice Nikkei-225, complice anche la fine del rally del dollaro, ha ceduto lo 0,86% a 16.792 punti.

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COMMENTI SULLE DICHIARAZIONI DI MARIO DRAGHI

Paolo Guida, Vice Presidente di AIAF-Associazione Italiana degli Analisti e Consulenti Finanziari:

“Sebbene non siano state prese nuove decisioni di politica monetaria, la BCE ha di fatto dato il via libera a un Quantitative Easing in senso pieno, anche attraverso l’acquisto di titoli di Stato o sovranazionali. La novità sostanziale sta nell’aver dichiarato che il Board della BCE unanimemente ha dato mandato al proprio staff di preparare, da un punto di vista tecnico, l’adozione di ulteriori misure non convenzionali, poiché la Banca Centrale deve essere pronta a nuove e più radicali misure”.

“Complessivamente si è trattato di un incontro probabilmente destinato a cambiare la percezione della BCE. Dopo la delusione di inizio ottobre, quella di oggi è una sorpresa positiva che apre la strada a una probabile politica espansiva se i dati macroeconomici dovessero continuare a confermare una sostanziale stagnazione dell’economia dell’area euro”

Filippo A. Diodovich, Strategist IG Italia:

Due sono gli elementi, secondo il nostro avviso, da sottolineare:

1) i membri del Consiglio Direttivo sono unanimi nel proprio impegno di promuovere nuovi strumenti non convenzionali per raggiungere l’obiettivo di riportare le aspettative d’inflazione di medio termine a essere ancorate all’obiettivo del 2%;

2) il balance sheet della BCE tornerà sui livelli di inizio 2012, ovvero le attività aumenteranno per 1000 miliardi di euro circa.

Per quanto riguarda il primo punto abbiamo qualche dubbio che la Germania abbia dato carta bianca alla BCE per intervenire con un full-blown QE. Un piano di difficile implementazione che richiederà uno sforzo notevole per superare le controversie politiche, i problemi legali e soprattutto che abbia effetti positivi omogenei su tutte le economie di Eurolandia. Non crediamo che il progetto sia utopistico ma difficilmente potrà essere implementato nel breve periodo. Riteniamo, quindi, che, nonostante gli ostacoli della Bundesbank e i problemi tecnici, un piano di Credit/Quantitative Easing possa essere lanciato nel primo semestre 2015.

Troviamo interessante che Draghi abbia fornito ulteriori dettagli sulle tempistiche e ammontare delle operazioni lanciate nei mesi scorsi. I programmi di T-LTRO, acquisti di covered bond e ABS dureranno altri due anni e permetteranno di ampliare il bilancio della BCE e riportarlo sui valori di inizio 2012. Draghi avrebbe potuto fornire ulteriori indicazioni sulle prossime potenziali manovre per ridurre l’incertezza degli addetti ai lavori sulle azioni della banca centrale. Il numero uno della BCE non ha fornito, infatti, alcun dettaglio in merito ai prossimi strumenti non convenzionali, lasciando quindi ancora irrisolto il puzzle sul QE. Noi crediamo che le deboli condizioni economiche di Eurolandia ammorbidiranno anche le posizioni della Germania e porteranno inevitabilmente al lancio di tale programma.

La reazione dei mercati azionari è stata molto importante ma temporanea. Euforia iniziale sui toni dovish di Draghi ma poi sono tornati notevolmente indietro. Reazione molto marcata anche sull’euro/dollaro spinta dalla debolezza della moneta unica e dalla forza del biglietto verde.