Borsa Milano -0,31%, depressa da Merkel e Fitch. Euro ai minimi di 11 mesi per il flop Ue

13 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Milano – Borsa in ribasso, euro ai minimi di 11 mesi e ancora tensioni sui titoli di stato, ecco il quadro della giornata. All’indomani del forte tonfo provocato dalle continue incertezze sul futuro dell’Eurozona e anche dai numeri della Bce sugli acquisti dei titoli di stato – decisamente diminuiti su base settimanale – i mercati sono tornati preda di una forte volatilità e di violente oscillazioni.

Movimenti che alla fine hanno depresso la maggior parte degli indici azionari europei, soprattutto dopo gli avvertimenti sul rating di Lituania, Bulgaria e Repubblica Ceca lanciati da Fitch e le dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha reso noto di essere contraria all’idea di rivedere al rialzo i limiti massimi che sono stati fissati per il finanziamento del meccanismo di bailout rappresentato dal fondo ESM. Il fondo cioe’ rimane a 500 miliardi di euro ($654 miliardi).

Il Ftse Mib, che fino a un’ora prima era sui massimi della giornata con rialzi dell’1,5%, ha fatto subito dietrofront, virando in rosso e chiudendo in flessione dello 0,31%, a quota 14.851 punti. Tra i titoli, occhio alle banche, con Unicredit -4%, Ubi Banca -2,53%, Banca Popolare di Milano -2,49%, MPS -3,90%. Si è “salvata” Banco Popolare +0,88%, mentre nel finale ha perso anche Intesa SanPaolo -0,83%. Tra gli altri titoli da segnalare la forte flessione di Fondiaria Sai -5,98%. Sul mercato dei titoli di stato, lo spread è tornato a salire a quota 460 punti base, dopo le dichiarazioni di Merkel, a fronte di un rendimento decennale in aumento al 6,627%. Il prezzo dei BTP a dieci anni si è attestato nel finale a 87,213 (-0,780).

Riguardo alle altre piazze finanziarie un’eccezione è stata rappresentata da Londra +0,92%, che si e’ staccata dall’Unione europea e va per i fatti suoi. Giù invece Francoforte -0,56%, Parigi -0,36% e Madrid -1,18%.

L’euro e’ sceso ai minimi di 11 mesi neri confronti del dollaro (-0.8% a $1.3088 alle 17:24 toccando un minimo di $1.3057, bottom dal 12 gennaio scorso) per i timori – scrive Bloomberg – che i leader europei non saranno capaci di trovare un accordo su come espandere e rafforzare gli strumenti di salvataggio per l’eurozona, piagata dai debiti bancari e debiti sovrani di nazioni alle prese con i deficit di bilancio.

“Continuiamo a vedere tensioni nel gruppo di nazioni europee – ha detto
John McCarthy, managing director del desk valutario di ING Group a New York – e una divisione significa euro in ribasso”.

Arriva intanto la nota di Barclays Capital, che afferma che, in occasione della riunione del meeting dell’Opec di domani, i paesi esportatori di petrolio potrebbero rivedere le loro quote di produzione. Il rally odierno dei futures sul petrolio (arrivati a balzare a New York più del 3%), è dovuto infatti alla possibilità che l’Iran decida di chiudere lo stretto di Hermuz.

Due notizie in particolare avevano sostenuto i mercati in tutta la seduta: la prima è l’esito dell’asta spagnola, che ha messo in evidenza un boom di richieste, a fronte di un calo dei rendimenti.

Secondo fattore che aveva riportato gli acquisti sulle piazze finanziarie, in un contesto di elevata volatilità, è stata la pubblicazione dell’indice Zew, che misura le attese degli investitori e analisti tedeschi, e che si è attestato a -53,8 punti, meglio delle attese e in rialzo rispetto al -55,2 di novembre, quando aveva testato il minimo degli ultimi tre anni.

Sullo sfondo, fin dalle prime ore della mattinata, la “minaccia” di Moody’s su otto banche spagnole. Sono circolate anche voci poco confortanti, secondo cui il Parlamento tedesco non voterà a favore di un piano che vedrebbe la Bundesbank e altre banche centrali fornire fondi aggiuntivi al Fondo monetario internazionale. Allo stesso tempo, altre indiscrezioni hanno parlato di acquisti di bond italiani da parte della Bce.

Oggi è inoltre il giorno della Fed: nessun cambiamento è previsto sul fronte dei tassi di interesse, che saranno lasciati al minimo storico. Lo Stoxx Europe 600 Index ha ceduto il 14% quest’anno.

Sul fronte valutario, l’euro perde velocemente terreno, e sfonda al ribasso anche la soglia a quota $1,31, scendendo dello 0,64% a quota $1,3086. La moneta unica cede anche contro il franco svizzero, calando dello 0,23%, a CHF 1,2328, mentre contro lo yen cede lo 0,23%, a JPY 101,93.

Riguardo alle commodities, i futures sul petrolio registrano un rialzo superiore al 2% (ma erano arrivati a salire fino a +3%, a $99,80 al barile, mentre le quotazioni dell’oro arretrano dello 0,37% a $1.662,10 l’oncia.