Borsa Milano rovinata da Tobin Tax

6 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – L’arrivo della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che doveva risolvere tutti i mali della finanza portando entrate preziose nelle casse dello Stato, ha in realtà avuto un effetto rovinoso sulla Borsa italiana, penalizzando le piazze più piccole a favore di quelle più grandi.

Secondo uno studio pubblicato in questi giorni – condotto dall’Università di Bologna e sponsorizzato dalla fondazione EYU del PD – l’introduzione della Tobin Tax sulla Borsa italiana – che equivale al dieci per mille del controvalore di acquisto, tranne che per i tossici del trading giornaliero – avrebbe determinato “un’impennata dell’onerosità degli acquisti azionari” ed un netto calo dei volumi negoziati sul mercato nazionale italiano, “con conseguente taglio del gettito per le casse erariali” italiane.

La Tobin Tax, dice il report, grava inoltre “anche sui derivati che abbiano ad oggetto azioni o indici italiani, danneggiando le operazioni di copertura ma anche quelle direzionali”. Nel caso dei derivati, è poi applicata roundtrip, cioè sia sulle operazioni di acquisto sia su quelle di vendita.

Insomma un insuccesso clamoroso, se lo scopo era non danneggiare il business a Piazza Affari. A riportare lo studio curato da Gabriella Chiesa e Sergio Pastorello del Dipartimento di scienze economiche dell’Università di Bologna è il Sole 24 Ore, con un articolo che porta la firma di Antonella Olivieri.

A commentare lo studio ci pensa anche Mario Seminerio, blogger ed economista bocconiano, che pone l’accento sul fatto che “i volumi della Borsa italiana sono scesi di quasi il 30% rispetto ai due mesi precedenti l’introduzione della Tobin tax (gennaio/febbraio 2013)”, secondo le stime riportate, “mentre nel resto dell’Europa sono saliti nello stesso periodo del 4,5%; e sono scesi di oltre il 20% rispetto alla media degli scambi di tutto l’anno precedente (il 2012), contro il +0,7% del resto dell’Europa”.

“Questo nei 12 mesi successivi all’introduzione della tassa. Scendendo in maggior dettaglio, le evidenze dicono che dal 2013 al 2015 la “quota di mercato” degli investitori sulle negoziazioni di Piazza Affari è scesa dal 44% al 36%, mentre quella degli intermediari in conto proprio è aumentata di conseguenza rendendo di fatto il mercato azionario italiano più “rischioso”. Lo studio dell’Università di Bologna segnala inoltre, tra le conseguenze, un allargamento dello spread tra denaro e lettera e un aumento della volatilità”.

Fonti: Fondazione EYU ; Phastidio