Bonifici bancari sotto la lente, che cosa può far insospettire il Fisco

4 Ottobre 2021, di Mariangela Tessa

Con la tracciabilità dei pagamenti sono in molti a chiedersi, in caso di bonifici bancari, quale sia (e se esiste) la causale corretta da inserire e per evitare controlli dal Fisco. Un importo che arriva all’improvviso sul vostro conto corrente, che non sia dunque riconducibile allo stipendio o altri incassi mensili giustificati,  può destare sospetti. E ovviamente più alto è, più è possibile incorrere in spiacevoli imprevisti.

Considerando l’attenzione riservata dall’Agenzia delle Entrate al riciclaggio di denaro o all’evasione fiscale, una tale circostanza farebbe scattare subito l’allarme. Soprattutto se non è ben chiarito il motivo di tale spostamento di denaro.

Bonifici bancari, la causale non basta

Ammesso che venga riportata come causale una corretta dicitura per giustificare il trasferimento del denaro da un conto corrente a un altro, bisognerebbe chiedersi che valore essa ha nei confronti di terzi e, in particolare, dell’ufficio delle imposte.

Secondo il sito La legge per tutti, poiché la causale rappresenta di fatto un’auto-dichiarazione, ciò che conta – si legge nell’articolo- è la documentazione prodotta a suo supporto e la veridicità della stessa.

“Non perché su una causale viene scritto “donazione” il Fisco non può ritenere che il pagamento di una determinata somma sia invece il corrispettivo di una vendita di un bene o di un servizio. Se dovessimo riconoscere alla causale la funzione di accertare, con piena prova, la natura dell’operazione eseguita dalle parti, ne deriverebbe che si potrebbero rendere leciti atti che invece sono illeciti (traffici o evasioni fiscali)”.

Per evitare grane con il fisco ogni causale dei bonifici bancari deve dunque essere dimostrabile con altra documentazione munita di data certa.

Si pensi al caso di un marito – titolare di reddito da professionista – che mensilmente versi sul conto della moglie 500 euro con questa causale “Contributo ménage familiare e domestico”. Se l’Agenzia delle Entrate dovesse effettuare un controllo, verificherebbe innanzitutto la sussistenza di una disponibilità economica in capo al donante, supportata da un’idonea dichiarazione dei redditi: solo questa potrebbe garantire che le somme da questi versate non nascondono piuttosto operazioni illecite o fraudolente.