Bolla unicorni più grande di quella dot com

23 Maggio 2018, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – La bolla tecnologica della Silicon Valley, quella degli unicorni, è più grande di quanto non fosse nel 200 e la fine sta arrivando. A lanciare l’alert dalle pagine della CNBC Keith Wright, docente di contabilità e servizi informativi presso la Villanova School of Business.

L’età degli unicorni, startup hitech dalle idee rivoluzionarie che non generano profitti ma che vengono valutate oltre il miliardo di dollari americani, ha raggiunto il suo apice e l’interesse degli investitori sta man mano scemando a Wall Street. Nelle start-up finanziate con capitale di rischio, stando a un report del National Bureau of Economic Research che su 135 start up esaminate ne ha viste oltre 65 ipervalutate, si registrano difatti perdite massicce che in alcuni casi sono sopravvalutate fino al 50%

Il momento d’oro è quindi passato: basti pensare che solo nel 2014 ci sono stati 42 nuovi unicorni negli Stati Uniti, mentre nel 2015 ce n’erano 43 e il mercato dell’unicorno non ha più raggiunto questo numero. Quest’anno ci sono stati 11 nuovi unicorni, secondo i dati di PitchBook al 15 maggio, ma questi numeri tendono a muoversi, e secondo Wrigth i 279 unicorni registrati a livello globale a fine febbraio da TechCrunch rappresenta il culmine, dove la bolla di avvio è stata tesa al massimo.

E ancora: il 76% delle aziende sbarcate sui mercati lo scorso anno non ha dato alcun profitto nell’anno precedente le rispettive IPO secondo i dati raccolti da Jay Ritter, professore al Warrington College of Business della University of Florida, una cifra che è la più alta registrata dalla bolla delle dot-com nel 2000, quando l’81% delle nuove società quotate non era redditizio.

In parole povere, dice il professor Wright, il picco nella bolla dell’unicorno tecnologico è già stato raggiunto e da qui sarà tutto in discesa con un netto calo di performance e risultati.