Boldrini: “sogno Ue si sta dissolvendo”. Serve Federazione europea

5 Febbraio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – “Non si può andare avanti così, tanto più in una fase di crisi economica che dura ormai da un decennio e da un terrorismo atroce che si diffonde di giorno in giorno”. Esordisce così il presidente della Camera, Laura Boldrini nel corso di una lunga intervista al quotidiano Repubblica in cui parla a 360 gradi dell’Europa, dei problemi che la attanagliano e della sua idea di nascita della Federazione europea basata su esigenze attuali e stringenti.

“Le masse di emigranti, la disoccupazione e la povertà, le diseguaglianze crescenti, rendono sempre più necessaria la nascita della Federazione europea, ma pochi passi sono stati compiuti in quella direzione” (…) l’emigrazione continuerà e anziché accoglierla i Paesi europei cercano di arginarla; nel frattempo cresce il peso politico dei movimenti populisti e xenofobi, nazionalisti e contrari all’Europa e alla moneta comune”.

Il presidente poco tempo fa è riuscita a mettere insieme quattro presidenti delle Camere europee con l’intento di far nascere gli Stati uniti d’Europa e alla domanda se tutto questo non le potesse sembrar un’utopia, la Boldrini risponde:

“Io l’ho battezzata col nome di Eurotopia, cioè utopia dell’Unione europea. E mi riferisco al primo gruppo di persone che la pensò e poi lottò per realizzarla in una data molto lontana: 1941. In Italia c’era ancora Mussolini, la guerra infuriava in tutta Europa e nel mondo intero: Germania, Italia, Giappone, contro Francia, Inghilterra, Stati Uniti d’America e campi di sterminio, culminati con la Shoah”.

Un cammino lungo quella del presidente della Camera che ha come fine ultimo, l’Europa federata. Ma quali sono le iniziative che la stessa Boldrini ha in mente? Innanzitutto un contributo a garanzia europea per tutti gli europei che debbano essere economicamente sostenuti, finanziato dall’Europa con il proprio bilancio.

“Insomma una forma di assistenza e di giustizia sociale che creerebbe di colpo un sentimento europeistico, soprattutto tra i giovani che oggi sono privi di speranze di futuro e afflitti da gravi disagi nel presente. Penso anche a creare una cittadinanza europea. Per ora c’è nelle parole ma non nei fatti. (…) Il cittadino europeo deve essere tale a tutti gli effetti del diritto e così anche per quanto riguarda il diritto di voto. Le procedure di voto oggi sono dissimili da Paese a Paese. Bisogna renderle eguali (…) La bandiera europea deve venire per prima; quella nazionale è importante ma viene dopo. E gli inni. Mameli va benissimo, nella nostra storia come la Marsigliese è la storia della Francia, ma l’Inno alla Gioia è l’Europa e deve essere suonato per primo in tutte le pubbliche circostanze”.