BofA: ecco la prossima vittima del crollo del petrolio

19 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Tanto, forse troppo inchiostro, è stato consumato per lodare i benefici che il tracollo dei prezzi del petrolio avrebbe apportato ai consumatori statunitensi ed europei.

Per ora un trend simile, tanto pubblicizzato dalle autorità di governo e banca centrale, si è manifestato solamente nella fiducia dei consumatori e non in un vero e proprio incremento delle vendite al dettaglio.

Inoltre, allo stesso tempo il crollo dei prezzi del petrolio sta creando scompiglio nelle previsioni riguardanti l’economia statunitense.

Chiaramente la riduzione del costo della benzina è stata ben accolta dai consumatori americani, Ma i produttori di petrolio hanno dovuto diminuire gli investimenti nel settore.

Tali dinamiche hanno un’influenza diretta sul mercato immobiliare, scrive Bank of America in un report. “Le regioni con una crescita economica dipendente dalla produzione di greggio subiranno un indebolimento delle condizioni immobiliari”.

E anche i prezzi delle case subiranno gli effetti negativi dell’andamento sui mercati energetici. Secondo gli analisti della banca gli effetti inizieranno a materializzersi nella seconda metà dell’anno.

Una crescita più lenta dei posti di lavoro negli stati Usa dipendenti dal petrolio significa salari più bassi e meno case comprate. In particolare in Texas, dove le proprietà immobiliari hanno subito un aumento dei prezzi in tante areee, il che le rende ancora “più suscettibili a eventuali correzioni”.

Più della metà della produzione di greggio Usa viene da Texas e North Dakota. Nei due stati citati i nuovi cantieri edili rappresentano il 15% del computo nazionale e hanno contributo al 18% dei rialzi su scala nazionale.

Il Texas è una delle regioni americane che maggiormente conta per il paese in fatto di produzione petrolifera. Usando come guida e punto di riferimento il crollo dei prezzi a inizio Anni 80, l’avvio di cantieri edili in Texas è calato più del 75% in soli 5 anni.

Va sottolineato che questo sarebbe il peggior scenario possibile al giorno d’oggi, perché i nuovi cantieri edili allora si trovavano su un livello molto più alto e la regione texana era molto più dipendente dalla produzione energetica.

Una cosa è certa: gli Stati Uniti dovranno riuscire a far si che le perdite del Texas vengano assorbite altrove.

(DaC)