Boeri: “Cancellare le banche centrali nazionali deve essere la priorita’”

28 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – La situazione economica del nostro paese e’ molto difficile, anche se non siamo piu’ al centro delle preoccupazioni europee come lo eravamo a fine 2011. Si andra’ verso una riduzione del Pil piu’ forte di quella stimata, rendendo ancora piu’ difficile il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2013. Peggiorando la situazione economica, chiaramente si aggravera’ anche la situazione dei conti pubblici.

La ricetta per rilanciare la crescita nazionale e’ quella di ridurre le spese e le tasse: “Alla prossima spending review servono decisioni coraggiose e in tempi realistici non molto lunghi bisogna allentare la pressione fiscale”, ha dichiarato l’economista Tito Boeri ai microfoni di RaiNews24.

Ma prima di tutto e’ indispensabile che le autorita’ europee trovino un accordo per una maggiore integrazione bancaria al summit di Bruxelles. E la cancellazione delle banche nazionali deve essere la priorita’.

Bisognerebbe arrivare a “una struttura dotata dei poteri di sorveglianza per controllare le operazioni di salvataggio delle banche, imponendo condizioni molto forti”.

In questo contesto la roadmap dovrebbe fissare tappa dopo tappa il “superamento delle banche centrali nazionali“, affinche’ la Bce abbia davvero un ruolo nell’allocazione del credito.

Va mandato un segnale molto forte per far capire a tutti che “non si vuole tornare indietro”, che e’ in atto un “cammino senza ritorno verso la moneta unica”. Un aiuto potrebbe arrivare anche dall’imposizione di una assicurazione dei depositi bancari.

La cosa piu’ importante e’ avere un summit che si concluda con un segnale forte nella direzione di un’unione bancaria, perche’ permettera’ di procedere verso altre politiche di integrazione, come quelle fiscali.

“Mi piacerebbe vedere – dice l’economista – una dichiarazione con anche Draghi, per dare l’idea che a livello europeo c’e’ un coordinamento forte tra le politiche monetarie e fiscali”.

Cio’ che ha turbato gli investitori negli ultimi mesi e’ stata una tendenza a fare lo “scarica barile”, con i governi che esortavano la Bce a intervenire e Draghi che precisava che quello non era il suo ruolo.

Quanto alla riforma del lavoro e’ “del tutto insufficiente e non risolve i problemi del mercato italiano”. L’auspicio piu’ forte e’ che questa riforma non tolga spazio a ulteriori interventi di cui ha disperato bisogno per aumentare la flessibilita’ in ingresso.

“Bisogna lavorare sui meccanismi di ingresso – dice il professore della Bocconi tra i redattori di LaVoce.info – non si entra piu’ dai contratti a tempo indeterminato e le imprese non sono spinte a investire sui lavoratori.
Gli impieghi sono a bassa produttivita’, ci vuole un cambiamento su questo fronte”.

I prossimi anni le spinte alla crescita verranno dall’esterno, percio’ “bisogna spostarsi su produzioni a maggiore capitale umano”. Vanno “stimolati gli investimenti nella formazione”. I costi di licenziamento sono gli stessi per i lavoratori a tempo breve e per quelli a tempo indterminato per 20 anni. E’ assurdo. Questo – ha concluso il docente della Bocconi – “non permette al datore di lavoro di investire sul personale di alta qualita’”.