Bocchino: altro che Fini, si dimetta Berlusconi (che e’ sotto processo). E non solo lui

11 Agosto 2010, di Redazione Wall Street Italia

“Prima di chiederlo a Fini, dovrebbe essere Berlusconi a dimettersi, perchè è sotto processo. E con lui si dovrebbero dimettere, per lo stesso motivo, i ministri Matteoli, Fitto e il sottosegretario Bertolaso”. A dirlo è il capogruppo dei Finiani, Italo Bocchino, intervistato da Repubblica.

“Se il capo del governo pensava che la quotidiana manganellata mediatica fermasse gli uomini del presidente della Camera – aggiunge il parlamentare – si dovrà ricredere”.

Inoltre, aggiunge Bocchino, le probabilità che Fini si dimetta “sono pari a zero” e comunque prima di lui, “che non è nemmeno sotto processo”, toccherebbe ad altri, in primis a Silvio Berlusconi, “al contrario imputato in più processi”, e ad altri esponenti del governo.

Quindi, “se ha sensibilità istituzionale – aggiunge ancora il parlamentare – Berlusconi deve fermare gli uomini del suo partito e i lanciatori di stracci dei giornali di sua proprietà”. Più facile si apra la crisi e poi si vada ad elezioni. “Lo scenario alternativo – replica Bocchino – lo può costruire solo Berlusconi. Ma non è detto che dalla crisi si arrivi alle elezioni. Non dimentichiamoci che il presidente della Repubblica ha il dovere di verificare il parere dei gruppi parlamentari e in quel contesto è indubbio che, a causa dello spirito di sopravvivenza dei singoli, potrebbe materializzarsi una maggioranza contraria alle elezioni”.

In una intervista a Il Giornale parla anche uno dei coordinatori del Pdl, Denis Verdini.”Soluzioni-ponte, governi di transizione, governi tecnici sono elementi lontani dagli elettori: la Costituzione li ammette, ma la costituzione materiale che è nell’animo dei cittadini non lo prevede. Quindi, se il governo non riesce a governare, va a casa. Maggioranze alternative sono possibili ma avulse dal sentimento popolare”.

E poi: “i terzi poli in Parlamento sono facili da mettere insieme perchè sono scollegati dagli elettori. Una cosa diversa – spiega – sono le elezioni. Gli elettori sono cresciuti ed hanno visto nel bipolarismo una funzione positiva della politica. Nei Paesi occidentali, pur con sistemi diversi, c’è tendenza al bipartitismo. Qualsiasi altra soluzione sarebbe un ritorno al passato”.

Infine, il discorso finiani: “chi ha aderito a Fli – risponde Verdini – ha dichiarato che non voterà contro il governo. Fidiamoci. C’è un gruppo diverso dal Pdl vincolato al sostegno al governo. Se è così, le cose possono andare avanti. Senza usare i vecchi termini della politica come ‘verifica’, ci si potrà concentrare sulla realizzazione di punti programmatici nella restante parte della legislatura. Un partito, però, deve essere sempre pronto ed è per questo che, dopo la nascita a marzo 2009, il Pdl può ristrutturarsi”.