Bitcoin oro digitale? La questione resta aperta

23 Ottobre 2018, di Redazione Wall Street Italia

Bitcoin: oro digitale o denaro digitale? È un dibattito cruciale all’interno della comunità delle criptovalute. E che acquista ancora più peso anche visto dall’esterno, in un contesto economico globale scosso dagli aumenti dei tassi della Fed, la trade war tra Pechino e Washington e l’interruzione del QE in Europa. Senza contare le crisi valutarie internazionali, come quelle in atto in Venezuela, Turchia, Egitto e Argentina.

E il bitcoin, come si presenta sulla scena?

“Oggi il bitcoin è ancora lontano dall’essere la moneta transazionale che si prometteva nel white paper di Satoshi Nakamoto, stretto com’è tra le grandi speranze future, riposte in soluzioni di scalabilità off-chain come il Lighting Network e la concorrenza attuale di crypto più agili come Litecoin, Dash e Bitcoin Cash”, spiega Anatoliy Kyazev di Exante.

Questo stato di cose ha spinto molti sostenitori della criptovaluta a sottolinearne le potenzialità nel ruolo di riserva di valore, indirizzandone la narrazione in tal verso.

Ma la questione iniziale, ovvero se il Bitcoin meriti l’appellativo di “oro digitale”, resta aperta. Per esempio, il premio Nobel per l’Economia Nouriel Roubini ha fatto notare in audizione al Senato USA che il bitcoin “è una riserva di valore scadente, perché il suo prezzo può fluttuare del 20-30% in un solo giorno”. Va comunque detto che negli ultimi 30 giorni il bitcoin segna un tasso di volatilità dell’1,73%, mai così basso da maggio 2017.

Più possibilista Michael Moro, CEO della società di brokeraggio Genesis Global Trading, per cui “Bitcoin deve dimostrare di essere oro digitale, quindi oggi lo considererei più un’opzione per diventare oro digitale piuttosto che una forma di oro digitale”. Ma, aggiunge Moro, la sua natura di asset non correlato con i mercati tradizionali lo rende interessante da questo punto di vista.

Ma alla fine c’è chi ne fa una questione di fondamentali. Noah Smith, professore associato di finanza alla Stony Brook University, ritiene che il bitcoin è una risorsa finita alla pari dell’oro, oltre a essere un bene deflazionistico che beneficia di una relativa scarsità: dopotutto possono essere estratti solo 21 milioni di bitcoin.