Agli hedge fund non piace (più) il Bitcoin

7 Giugno 2021, di Alberto Battaglia

Fra i direttori degli investimenti degli hedge fund il Bitcoin ha perso gran parte della sua attrattiva: anzi, secondo un’indagine di Goldman Sachs effettuata la scorsa settimana nel corso di due tavole rotonde cui hanno partecipato 25 cio, la criptovaluta per eccellenza risulterebbe l’asset “meno favorito” in assoluto. O almeno, è così per il 35% dei direttori finanziari che hanno preso parte al sondaggio di Goldman Sachs.

Nell’ordine, gli investimenti meno popolari sono, dopo il Bitcoin, le nuove Ipo (25%), i prodotti rate sensitive (cioè influenzati direttamente dalle variazioni dei tassi, 20%) e le materie prime (10%). Sul versante opposto, i prodotti più interessanti per gli hedge fund sono le azioni growth (55%), seguite a distanza dai titoli value (30%).

Il clima intorno al Bitcoin sembra nettamente cambiato dopo i vari annunci (da Musk al Tesoro Usa) che ne hanno drasticamente ridotto il valore nel corso dell’ultimo mese. Il global fund manager survey effettuato nella seconda settimana di maggio da Bank of America, infatti, aveva messo in luce come la posizione lunga su Bitcoin (ovvero che “scommette” su suoi futuri rialzi) risultasse l’investimento più gettonato fra i 216 gestori intervistati.

I due sondaggi, quello condotto da BofA e quello di GS, sono avvenuti a distanza di un mese, un periodo decisamente lungo quando si parla di criptovalute: fra il 7 maggio e il 7 giugno il valore del Bitcoin, secondo i dati CoinDesk, è crollato da quota 57.699 a 36.316 dollari.

Hedge fund, piace il mercato cinese

Al di là del rapporto sempre più freddo con il Bitcoin l’ultima indagine Goldman Sachs ha mostrato anche come, per i direttori degli investimenti degli hedge fund il mercato più interessante è, al momento, quello cinese (Shanghai e Shenzhen) seguito da quello giapponese. Al tempo stesso la maggiore preoccupazione è data dalle prospettive di un aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse.
Secondo la maggioranza dei cio il processo di tapering della Federal Reserve, cui corrisponderà un restringimento della politica monetaria, inizierà nella prima metà del 2022, con i primi aumenti dei tassi, invece, nella seconda parte del prossimo anno.