Bis: politiche prudenziali anche sui fondi d’investimento

18 Giugno 2018, di Alberto Battaglia

A partire dal 2009 il il termine “macroprudenziale” è letteralmente dilagato nel lessico dei banchieri centrali: se nel 2008 i discorsi dei governatori che menzionavano questa parola erano meno di 40 all’anno, già dall’anno dopo si era sfondata quota 160. Da allora non si è mai scesi sotto questa soglia.

Per “macroprudenziale” si intendono una vasta gamma di provvedimenti il cui scopo è quello di mitigare le fasi di esplosione creditizia e finanziaria in modo da rendere il sistema più stabile e ridurre il costoso impatto economico e sociale dei crolli che si verificano al termine del “boom”. Questo schema è noto con il nome di “boom & bust”: all’indomani della crisi del 2008 diversi provvedimenti sono stati presi per ridurre il comportamento pro-ciclico da parte, in particolare, dalle banche (credito facile in fasi espansive, credit crunch durante fasi recessive).

Ora, l’ultimo Annual Economic Report della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bis) ha sollecitato l’estensione del concetto di macroprudenziale in senso più allargato: non solo al settore bancario (protagonista nel caso dei mutui sub-prime alla base della Grande crisi), ma anche da parte dei fondi di gestione patrimoniale. Scrive la Bis:

“Il trading correlato e pro-ciclico da parte dei fondi di gestione patrimoniale potrebbe destabilizzare i mercati delle attività, con conseguenti grandi perdite che potrebbero propagarsi attraverso il sistema finanziario. Tali effetti possono verificarsi anche se ciascun partecipante agisce prudentemente su base autonoma, date le interazioni tra le dinamiche di mercato e le azioni collettive dei singoli partecipanti al mercato”.

“Tuttavia, l’attuale regolamentazione sull’industria dei fondi di gestione patrimoniale è orientata principalmente verso obiettivi microprudenziali e di protezione del consumatore e quindi non riesce a incorporare pienamente come le azioni di un singolo player possano influenzare la salute degli altri attraverso variazioni dei prezzi delle attività, dei tassi di cambio e della liquidità del mercato. La prospettiva macroprudenziale dovrebbe essere estesa ai fondi di gestione patrimoniale per affrontare queste preoccupazioni”.

Secondo quanto suggerisce l’organizzazione dedicata alla cooperazione tra la banche centrali le autorità potrebbero approvare “requisiti minimi di liquidità per i fondi di gestione patrimoniale che possano consentire loro di soddisfare i rimborsi senza vendere attività relativamente illiquide”, ma anche “ gli stress test di liquidità” già adottati da alcune autorità come il Messico.

“Le autorità nazionali stanno attualmente compiendo i primi passi verso una prospettiva macroprudenziale sulle attività dei mercati dei capitali, rispetto ai progressi già compiuti nell’introduzione di quadri macroprudenziali per il settore bancario”, nota la Bis, “la crescente importanza dei gestori patrimoniali e di altri investitori istituzionali sia nell’ l’intermediazione finanziaria interna che in quello transfrontaliera impone alle autorità nazionali di monitorare i potenziali rischi sistemici da questi attività”.