Big data e robot in aiuto per gestire gli Npl in Italia

13 Febbraio 2020, di Massimiliano Volpe

Per capire il futuro della gestione dei crediti deteriorati (Npl) ne abbiamo parlato con Antonella Pagano, managing director di Accenture.
Accenture supporta i player del mondo del credito a 360°, partendo dall’analisi delle problematiche e trovando le soluzioni più adatte attraverso connessioni all’interno di un ecosistema e implementando le tecnologia più adatta.

 

Dott.sa Pagano, come sta procedendo la riduzione dei crediti problematici dai bilanci bancari secondo quanto richiesto dalla Bce?

Nonostante 5 anni di pulizia dei bilanci delle banche italiane, lo stock di Npl iscritti nei loro bilanci ammonta a 132 miliardi di euro. Una cifra elevata ma che è stata ridotta nel corso degli anni più velocemente rispetti ad altri paesi della zona euro grazie alla cessione di interi pacchetti di crediti problematici o attraverso partnership con operatori specializzati nel recupero crediti.

La gestione di una così grande mole di credito cosa ha comportato?

A seguito della grande operazione di pulizia avviata dalle banche italiane molti operatori specializzati nel recupero crediti hanno incrementato le loro dimensioni mettendo anche in moto una fase di aggregazione tra i diversi servicer per sfruttare le economie di scala. Possiamo dire che i crediti in sofferenza hanno portato allo sviluppo di una vera e propria industria ma per gestire al meglio questi crediti problematici sono necessari investimenti in tecnologia e in strutture legali.
La loro gestione in Italia è legata al settore industriale e al credito al consumo, quindi sono frammentati e molto spesso senza garanzie reali, mentre ad esempio in Spagna derivano soprattutto dal settore immobiliare.

Anche nel campo degli Npl si parla di big data. Ci può spiegare a cosa servono?

Per gestire i crediti chirografari (senza garanzie reali, ndr) serve una grande specializzazione. Sono necessari dati sempre aggiornati e aggregati da diversi fonti per elaborare le giuste strategie di gestione. Una delle sfide è quello di rendere il dato fruibile ed elaborabile. In questa attività di recupero la centralità del dato è fondamentale. Ma non solo, servono anche sistemi di gestione che elaborano in modo corretto le informazioni raccolte. È necessario capire nel più breve tempo possibile quale debitore è in grado di fare fronte ai propri impegni.

L’attività del gestore di portafogli di Npl comprende una serie di attività che non sono a valore aggiunto e pertanto è necessario robotizzare alcune fasi per consentire ai gestori di concentrarsi sui servizi a maggiore valore aggiunto. È necessario digitalizzare anche la fase di recupero per rendere più veloce questa attività.
L’insieme di queste attività permette di recuperare parecchi centesimi di valore dei portafogli. In media questi vengono ceduti dagli istituti di credito al 20-23% del loro valore nominale e per fare in modo che il recupero sia redditizio è necessario recuperarne un valore di circa il 40%.

Grazie ai big data è possibile anche avere una maggiore qualità nella valutazione e gestione dei portafogli di crediti sia in fase di definizione del prezzo da parte del cedente e dell’acquirente, che soprattutto nella fase di lavorazione e quindi recupero dei crediti deteriorati acquisiti.
In quest’ottica le informazioni anagrafiche e patrimoniali su ogni singola posizione, soprattutto nel mercato retail diventano fondamentali e con esse le collaborazioni dei grandi player con società specializzate nelle investigazioni sul credito. Avere a disposizione dati e software sempre più efficienti è importante soprattutto per la gestione degli UtP (Unlikely to Pay), le cosiddette inadempienze probabili, cioè quelle per cui la banca rileva un rischio di insolvenza che è anche solo potenziale e non ha ancora generato dello scaduto.
In questo caso il creditore è in una situazione di difficoltà temporanea per cui potrebbe potenzialmente ritornare in bonis.

 

C’è una grande differenza tra crediti Npl e Utp?

C’è in termini di prezzo e di gestione. Vista la loro miglior situazione, in un’ipotetica cessione, gli Utp generalmente vengono offerti ad un prezzo decisamente più alto rispetto ad un portafoglio di crediti in sofferenza (Npl). Dal punto di vista della recuperabilità il prezzo più alto per il servicer è legato all’aumento delle performance di recupero.
Inoltre dal punto di vista della gestione del recupero quella degli UtP è più attiva e stragiudiziale mentre nel caso delle sofferenze tradizionali il focus è basato sul recupero di tipo giudiziale.